Chi di noi non ha mai lasciato libero sfogo alla propria immaginazione quando, accostando una conchiglia all’orecchio, ha provato ad ascoltare le onde del mare?

 

 

Accosto la conchiglia ad un orecchio, 
il destro, come per stanca abitudine, 
per sentire quel suono misterioso 
che sembra provenire dal telefono.

Il mare di lontano e forse il vento, 
la nostra spiaggia all’alba, i nostri luoghi 
si aprono come imposte alla memoria, 
spalancano paesaggi di ricordi.

Se chiudo gli occhi, arrivi anche tu.

 

        Confessiamolo, tutti almeno una volta abbiamo provato ad identificare quel suono; c’è chi dice :” E’ vero, senti anche tu le onde!”, e chi invece rifiuta tale pensiero, romantico, se me lo concedete. Quest’immagine ha ormai i suoi anni, non siamo di certo i primi ad associare le due cose. Già Botticelli, nella sua opera “Venere e Marte”, raffigura un piccolo fauno che tenta di risvegliare Marte dopo l’atto amoroso con un corno di conchiglia posizionato sul suo orecchio. Ben più antica e interessante è invece l’usanza di alcune tribù del Madagascar e Nuova Guinea che utilizzavano la tromba di conchiglia per diverse cerimonie: essa deriva dall’ambiente acquatico, e ciò le conferisce il potere di agire sulle acque come pure, conseguentemente, sulla luna che regola le maree. Il suo legame con l’acqua le valse d’esser ritenuta capace, per antica credenza, d’attirare la pioggia o d’arrestarla se troppo abbondante. Ancora ai giorni nostri ci sono delle popolazioni dell’Europa centrale che hanno l’usanza di suonarla nel vento durante i temporali.

Fisicamente parlando, ciò che sentiamo quando appoggiamo l’orecchio ad una conchiglia non è altro che il movimento delle molecole dell’aria dovuto all’agitazione termica. Sostanzialmente una sorta di rimbombo dovuto allo scontro di queste molecole contro le pareti.
Quando appoggiamo la conchiglia sull’orecchio, sentiamo proprio questo brusìo, chiamato “suono del mare“, perché la fluttuazione ha la frequenza uguale a quella di risonanza. Ma non solo; questa associazione è dovuta indubbiamente ad uno stereotipo ereditato, dato che tale suono si può riprodurre non solo con una conchiglia, ma anche con un tubo o semplicemente avvicinando le mani all’orecchio.

Ma c’è ancora un punto che ci allontana dalla scienza per riavvicinarci ancora una volta a qualcosa di poetico. Le conchiglie sono un frutto del mare, qualcosa che apparteneva al mare. E allora perchè non continuare a sognare, chiudendo gli occhi e immaginando ciò che più ci piace?

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