Il Giappone conquista il gradino più alto (o quasi) nella scalinata al Paese più tollerante. Stiamo parlando di omosessualità, della sua evoluzione storica e culturale all’interno di uno stato che equivocamente si considera arcaico.

La storia dell’omosessualità in Giappone è molto più antica di quello che si possa pensare. I primi documenti che ci sono pervenuti da fonti letterarie cinesi del secolo VI a.C. Esistono dei caratteri . Questo carattere 男色 indica i colori maschili, e se unito a quest’altro  indica come significato il “piacere sessuale”. Quest’ultima parola venne utilizzata per riferirsi al sesso tra uomini nell’antico Giappone. Molte più fonti, però, riguardano il periodo Heian, nell’XI secolo; in Genji monogatari, uno dei capolavori della letteratura giapponese, gli uomini sono spesso profondamente affascinati dalla bellezza della gioventù maschile.

Il Genji monogatari è un romanzo, ma alcune cronache dello stesso periodo contengono testimonianze riguardanti atti omosessuali, alcune riferite anche ad imperatori coinvolti in “liaison particolari” o che “assumevano” bei giovani per impiegarli all’interno della corte reale.

L’omosessualità era una pratica diffusa anche nei Monasteri Buddhisti, che vengono considerati i primi centri di omosessualità in Giappone. Va notato che qualsiasi attività sessuale (sia etero che omo, in egual misura) era esplicitamente vietata dal codice di disciplina monastica buddhista, il Vinaya. Nonostante ciò non s’impedì al Monte Koya, sito del monastero di Kobo, di diventar sinonimo di “amore fra persone dello stesso sesso”: sembra abbastanza chiaro che i primi gruppi noti (“ufficiali”) di omosessuali in Giappone siano stati composti da monaci. Un vario numero di monaci sembra difatti aver interpretato la sua promessa o voto di castità come non riguardante (quindi non applicabile) i rapporti omo; questo fatto era sufficiente per imbastire storie o relazioni tra giovani monaci e accoliti, raccontati in opere letterarie conosciute col nome di Chigo monogatari. I Gesuiti riferirono terrorizzati della sodomia che esisteva all’interno del clero buddhista.

Anche in campo militare l’omosessualità era più che diffusa, veniva considerata una questione di onore, praticata anche nella cerchia dei samurai.

Oggigiorno non ci sono leggi che limitino l’omosessualità in Giappone, al contrario, ne esistono molte che tutelano persone omosessuali, bisessuali, trans, travestiti. Questo perchè qui non viene preso in considerazione il giudizio di una specifica identità, bensì il comportamento individuale. Per questo motivo non esiste, o quasi, una forma di discriminazione. Tale pensiero moderno non può che derivare da una evoluzione storico-culturale di notevole importanza.

Se si considera il fatto che l’omosessualità era una pratica più che comune anche nell’antica Grecia, o Roma, ci si pone una domanda molto interessante: quale processo evolutivo ha potuto cambiare la mentalità di intere popolazioni? Il tema è molto delicato e necessità di studi molto approfonditi, anche se ognuno di voi si sarà già fatto un’idea.

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