I media cinesi l’hanno definita l’Apple dell’Est, da invece noi era semisconosciuta, almeno fino a quando non ha strappato a Google Hugo Barra, il responsabile della gestione del sistema operativo Android, per nominarlo vicepresidente.

Lei-Jun

Nata solo tre anni fa, Xiaomi (che si legge Sciaomi) è diversa dalle altre aziende cinesi: non si limita a creare cloni a basso costo dei più noti smartphone, ma crea prodotti di alto livello destinati a far scalpore anche in Europa. Accanto a componenti di prima qualità infatti riesce a strappare prezzi da far rabbrividire giganti come Apple e Samsung. Il loro MI-2S, per esempio, è comparabile al Galaxy S4 eppure costa la metà.

Patron dell’azienda è il miliardario Lei Jun: 42 anni, patrimonio stimato di 1,7 miliardi di dollari e un folle amore per Steve Jobs fin dal college, tanto da imitarne tutti gli aspetti peculiari. Si parte dal vestiario, i classici jeans con maglietta nera e scarpe da ginnastica, i capelli ribelli con la riga da una parte, e i keynote, realizzati su un ampio palco con un grande monitor alle spalle su cui appaiono i successi raggiunti dall’azienda e di cui lui è l’unico protagonista. Lui non rifiuta questa somiglianza anzi la incentiva e i media asiatici gliela riconoscono tanto da averlo definirlo un visionario, proprio come il compianto patron di Apple. In Cina insomma è un superstar con all’attivo 5 milioni di follower su Weibo, il Twitter cinese.

La fortuna di Lei comunque parte da lontano: dopo aver lavorato alla Kingsoft, produttrice cinese di un software alternativo a Word, Excel, Powerpoint, ha fondato numerose start-up di cui una in particolare, la Joyo.com, nel 2004 è stata acquistata nientemeno che da Amazon per 75 milioni di dollari e oggi è diventata Amazon.cn, lo store cinese del gruppo di Bezos. Sei anni dopo, siamo nel 2010, ecco apparire Xiaomi, nata da un finanziamento di 41 milioni di dollari e l’aiuto di Bin Lin, ex ingegnere di Microsoft e Google, più altri cinque ingegneri. Il primo modello dell’azienda, l’MI-1, è stato subito un successo. Uscito nel dicembre 2011, ha registrato 100mila preordini solo nel primo mese dall’annuncio ed è andato esaurito dopo tre ore tanto che Xiaomi dovette sospendere le prenotazioni a causa del crollo dei propri server. E non c’è di che stupirsi visto che questo device da 4 pollici offriva una CPU Snapdragon S3 dual-core da 1.5 GHz, 1GB di RAM e fotocamera da 8 Mpixel a 1.999 Yuan, circa 218 Euro.

La conferma di aver intrapreso la strada gusta è arrivata con il successivo MI-1 S, sosia spudorato dell’iPhone 3GS uscito nell’agosto del 2012. La versione potenziata offriva sempre un monitor da 4 pollici TFT (480 x 854 pixel) e 1GB di RAM, ma aggiungeva il flash e una CPU Dual-core da 1.7 GHz. Il prezzo però scendeva parecchio visto che si era passati a 1499 Yuan, circa 190 euro. L’appetito degli utenti si era fatto vorace e ha venduto 200 mila pezzi in meno di mezz’ora, ha registrato il tutto esaurito in soli due giorni e alla fine ha raggiunto quota 3,5 milioni di pezzi. Il successo è stato così grande da aver perfino scatenato una corsa al clone.

Il segreto però non è solo nel prezzo, ridotto al minimo grazie alla vendita diretta sul proprio sito, ma anche nel sistema operativo. Se il design emula la Mela, all’interno tutto gira grazie a Miui, una versione di Android modificata in grado di offrire prestazioni migliorate e personalizzazione massima. Questa Rom infatti sfrutta tutte le capacità dell’androide, vi aggiunge le diverse innovazioni di iOS prima che escano sul mercato e sfrutta l’aiuto di una folta community di accoliti. Basta pensare che ci sono aggiornamenti settimanali, ogni venerdì per la precisione. Insomma, Miui è il famoso terzo che gode tra i due litiganti, sostenuto in Italia da Nexus Lab.

L’avanzata comunque non si ferma e ora si è in attesa del MI-3, il nuovo modello di punta. In questo caso la somiglianza palese è con il Nokia 920, con scocca colorata e squadrata, e secondo gli ultimi rumors avrà un display da 4,7 o 5 pollici, processori Tegra 4i o Qualcomm Snapdragon 800 da 2,3 GHz, 2GB di RAM e camera da 13Mpixel. Sulla carta insomma potrebbe battere di slancio il Galaxy S4 e perfino l’iPhone 5S, il successore del 5 ancora non annunciato.

La presentazione sarebbe dovuta avvenire già il 16 agosto ma è stata saggiamente slittata al 5 settembre, pochi giorni prima del keynote di Apple dedicato all’iPhone 5S. Al momento non si sa nulla del prezzo ma probabilmente seguirà la via low cost intrapresa dai predecessori.

“Noi creiamo cellulari che sono come dei PC e questa è un’idea completamente nuova”, racconta Lei al New York Times“Stiamo facendo cose che le altre aziende non hanno mai fatto”. Lo stile insomma è quella miscela di grazia e tracotanza che ha fatto di Steve Jobs il re dell’hi-tech e che ha valso a Xiaomi due miliardi di dollari di dispositivi venduti in Cina – sette milioni di pezzi solo lo scorso anno. Ora invece la meta è di 15 milioni per il 2013. E non è detto che non ce la faccia.



Fonte: Wired Gadgetland

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