Innanzitutto partiamo con una premessa: non è uno scherzo. La notizia arriva dall’oriente e più precisamente dalla Cina dove, per ridurre il tasso di disoccupazione e contemporaneamente aumentare l’affluenza nelle banche del seme del donatore, hanno riconosciuto il “nobile” mestiere della “pugnettista”.

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Le donne che decidono di intraprendere questa carriera nel campo della salute non sono infermiere o operatrici sanitarie, non hanno necessità di alcun titolo di studio: basta avere tanto coraggio, uno stomaco di ferro e una buona manualità!

Dotate di guanti, camice e cuffietta passano le loro giornate lavorative ad agevolare gli uomini nella donazione del seme.

Negli Stati Uniti, le cliniche e gli ospedali forniscono riviste pornografiche per aiutare gli uomini nel “servizietto”, in Italia nemmeno esistono le banche del seme e, solo per l’inseminazione assistita, se sei fortunato ti ritrovi a fissare le mattonelle asettiche del bagno di una clinica, con un vasetto in mano e l’ultima rivista di “Donna e Salute”…

In Cina, invece, sono sempre avanti: gli uomini vengono agevolati e coccolati e le stesse “pugnettiste” per l’impegno ricevono uno stipendio di 1200 euro.

Se ci fermiamo per un attimo a pensare, nonostante la cosa continui a farmi sorridere (non poco!), l’idea non è poi così malvagia.

Non credo che sia un lavoro per tutte, nel senso che devi avere molto pelo sullo stomaco, ma alla fine ti consente di portare a casa uno stipendio di tutto rispetto, in un ambiente tutelato come quello ospedaliero, e di contribuire ad una giusta causa.