Un weekend con i giornalisti di tutto il mondo contro un intero secolo di bufale. Mentre Ferrara ospita il Festival di Internazionale dal 4 al 6 ottobre, qui trovate alcuni dei momenti più difficili vissuti da scienza e giornalismo.

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Parliamo di storie fasulle su vacciniautismoDNA alieni e maledizioni mortali. Vi sembrerà pazzesco, ma le storie più vecchie sono decisamente le più esagerate. Forse, con il tempo, abbiamo davvero imparato a non farci fregare così facilmente.

I batteri all’arsenico
Il 2010 sembrava l’anno della svolta per l’astrobiologia: uno studio pubblicato su Science rivelava la scoperta di batteri la cui struttura del dna non era a base di fosforo ma di arsenico. La notizia fece il giro del mondo – di mezzo c’era anche la Nasa – ma si trattava di una bufala bella tosta. Di mezzo non c’erano cattive intenzioni, ma solo un po’ troppa superficialità. La ricerca infatti venne confutata nel 2012 in seguito a scrupolosi controlli. E addio alla scoperta scientifica del secolo.

I vaccini e l’autismo
Le bufale sul tema dell’autismo purtroppo abbondano: la più eclatante di tutte è abbastanza recente e risale al 2011 e porta il nome del gastroenterologo britannico Andrew Wakefield. Il medico sosteneva di aver scoperto una correlazione tra la somministrazione del vaccino contro il morbillo e il disturbo autistico. Un falso clamoroso che ha messo radici a partire dal 1998, quando la prestigiosa rivistaLancet pubblicò uno studio che Wakefield inventò di sana pianta. In poche parole, una vera truffa a cui, purtroppo, hanno creduto in molti.

L’uomo che prevedeva i terremoti
Raffaele Bendandi era diventato una vera e propria leggenda. Questo “ottantenne volentieri incazzoso”aveva la fama di poter anticipare le scosse di terremoto. Sebbene sia morto nel 1979, l’eco della sua leggenda è arrivata fino ai giorni nostri. Merito anche di articoli commemorativi sui grandi giornali che non facevano troppa distinzione tra scienza e ossessione. Il culmine della sua popolarità postuma Bendandi lo ha raggiunto con la notizia della falsa previsione sul terremoto che avrebbe dovuto radere al suolo Roma l’11 maggio 2011. Il Colosseo è ancora lì.

La fine del mondo
Il 21 dicembre sarebbe dovuto succedere di tutto e di più. Di mezzo c’erano asteroidicataclismi,calendari Maya e il presentimento che sarebbe cambiato comunque qualcosa nelle nostre vite. Sorpresa, non è successo niente. Però i giornali hanno avuto una buona scusa per riempire migliaia di pagine con servizi che strizzavano l’occhio al presunto Armageddon. È stata una buona occasione per scoprire come le persone buttino via i soldi inutilmente: quello dei rifugi antiatomici è diventato un vero business.

La maledizione di Tutankhamon
Questa è una bufala storica che risale al 1922, anno della scoperta della tomba dell’ antico faraone d’Egitto. Sembra che i giornali dell’epoca avessero messo in giro voci sulle morti premature di chi aveva osato violare il sepolcro del sovrano. Non c’è nulla di fondato, ma guardiamo al lato positivo: grazie a questa storia fasulla il nostro immaginario collettivo si è popolato di mummie, scarabei dorati e dei dell’oltretomba.

La guerra dei mondi
Un capolavoro (forse) involontario e senza pari. Parliamo del programma radiofonico ideato da Orson Welles andato in onda il 30 ottobre 1938. In pratica, il palinsesto della serata era intervallato da notiziari molto verosimili che descrivevano l’atterraggio in New Jersey di alcune astronavi aliene. Sebbene si trattasse di una rivisitazione delle pagine del romanzo War of the Worlds di H.G. Wells, molti ascoltatori si lasciarono prendere dal panico.

I gattini bonsai
Uno dei casi più grotteschi della storia del Web. La storia è semplice: nel 2001 scoppia il caso di Bonsai Kitten, un sito che illustra l’arte di plasmare i gatti ficcandoli dentro le bottiglie. Era uno scherzo di gusto discutibile ma, come racconta Wired, scatenò un vero putiferio negli Stati Uniti. L’Fbi condusse addirittura delle indagini: era tutta una provocazione lanciata da un gruppo di studenti del Mit. La pagina bonsaikitten.org è ancora disponibile online per la gioia degli archeologi del Web.



Fonte: Wired

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