Un nuovo studio condotto sul cervello del fisico tedesco sostiene che la sua immensa genialità sia dovuta al fortissimo collegamento tra i due emisferi celebrali.

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Grazie alle meravigliose intuizioni scientifiche, alla formulazione di teorie – come quella della relatività – che hanno letteralmente trasformato il mondo della fisica e dell’astronomia, il fisico e filosofo tedesco (naturalizzato americano) Albert Einstein è indubbiamente il personaggio legato al mondo scientifico più famoso al mondo, la cui immagine, oltre ad essere divenuta un marchio registrato, è universalmente riconosciuta come sinonimo di genialità assoluta. Prima di morire, fatto che avvenne il 18 aprile 1955 a Princeton (USA), lo studioso espresse il desiderio di donare il proprio corpo alla scienza, e così il patologo Thomas Stoltz Harvey che eseguì l’autopsia ne prelevò il cervello, che fu sezionato in 240 parti e donato ad altrettanti ricercatori, col fine di determinare se vi fosse un indizio tangibile della sua incredibile genialità ed intelligenza.

 

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SUL CERVELLO DI EINSTEIN E NELLO SPECIFICO SULLE IMMAGINI FOTOGRAFICHE,sebbene alcune parti siano ancora conservate sotto formaldeide (la più grande delle quali nell’Università di Princeton), vengono effettuati studi ancora oggi, e l’ultimo in ordine cronologico è stato eseguito recentemente da un team di ricercatori della East China Normal University di Shangai in collaborazione con la Florida State University. Gli scienziati, coordinati dal dottor Weiwei Men e dall’antropologo evoluzionista Dean Falk, analizzando accuratamente alcune fotografie inedite dell’epoca hanno scoperto che gli emisferi destro e sinistro del cervello di Albert Einstein erano insolitamente ben collegati fra loro, elemento che costituisce sintomo di intelligenza superiore. “Questo studio – ha sottolineato il professor Falk in un comunicato stampa – più di ogni altro formulato sino ad oggi, entra veramente ‘dentro’ al cervello di Einstein, fornendo nuove informazioni che aiutano a dare un senso a ciò che si conosce sulla brillantezza e sull’intelligenza del genio tedesco”.

GLI STUDIOSI PER GIUNGERE A QUESTE CONCLUSIONI hanno esaminato fotografie inedite del cervello di Einstein (scattate da varie angolazioni) analizzando lo spessore del corpo calloso, risultato molto più spesso rispetto alla media, un dato che si aggiunge a quello della complessità della sua corteccia prefrontale evidenziato nel 2012 e strettamente correlata all’elaborazione del pensiero astratto. Queste foto sono state confrontate con quelle del cervello di 15 uomini anziani e di altri 52 che nel 1905 avevano la medesima età di Einstein, ovvero 26 anni. Il 1905 non è stato preso casualmente poiché è stato il cosiddetto “annus mirabilis”, quello in cui Einstein formulò una valutazione quantitativa del moto browniano, dimostrò la validità della teoria dei quanti di Max Planck e soprattutto espose la teoria della relatività ristretta, un “antipasto” della teoria della relatività generale che pubblicò circa 10 anni dopo. I dettagli di questo affascinante studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Brain.



Fonte: Net1News

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