Alzi la mano chi non conosce qualcuno (si dice così, no?) che fuma o ha fumato una canna. Notizia di ieri che anche l’Uruguay ha scelto la liberalizzazione della marijuana. È il sogno di tutti i consumatori, e non sono pochi: 71,5 milioni di persone in Europa secondo i dati della Comunità Economica Europea, in continua crescita.

marijuana

La maria si acquista ormai soprattutto (e comodamente) online, con oltre 800mila siti specializzati a promuoverne l’uso e la vendita solo nel nostro Paese (Dati Dpa). Ma per averla basta anche avere un amico che la cresce in casa. Del resto gli italiani sono fedeli consumatori (tra i più fedeli d’Europa) ma anche pratici produttori. La coltivazione di canapa, domestica o no, ha un giro d’affari intorno al milione di dollari nel nostro Paese.

Wired aveva incontrato Luca un anno fa nel suo appartamento di Milano: un simpatico professionista con il pollice verde, appassionato produttore di frutta, verdura e marijuana bio. “La scelta dell’Uruguay mi fa sperare che le cose cambieranno anche da noi”, mi dice. “E quale momento potrebbe essere più fortunato se non questo periodo di crisi? Il commercio illegale sottrae soldi al fisco, lo sappiamo bene. Potremmo lavorare alla luce del sole e pagare le tasse”.

Depenalizzare il consumo non aumenta i consumatori
E non parlategli del rischio diffusione. Luca mi fa l’esempio del Portogallo. “Da una decina d’anni ha depenalizzato l’acquisto, il possesso e il consumo di tutte le droghe, e da allora il numero dei consumatori è sceso fino a farne il Paese europeo con il più basso utilizzo tra i giovanissimi”. E non è poco, visto che da noi è in crescita proprio il consumo tra i più giovani, passati dal 19,4% del 2011 al 21,43% dello scorso anno (Dati Dpa).

La marijuana non è il diavolo
“Forse il nostro problema è, come spesso accade, avere il Vaticano dentro casa”, dice Luca. In visita in Brasile, lo scorso luglio, il pur illuminato Papa Francesco aveva parlato contro la liberalizzazione dell’uso delle droghe. “Si sta discutendo in varie parti dell’America Latina – aveva detto – ma è invece necessario affrontare i problemi che sono alla base del loro uso, promuovendo una maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita comune, accompagnando chi è in difficoltà e donando speranza nel futuro”. Tentativi però ampiamente falliti nella realtà, più o meno ovunque.

Il proibizionismo ha fallito
Come ha dichiarato il presidente uruguayano José Mujica, l’obiettivo della riforma non è “diventare un Paese del fumo libero”, ma piuttosto tentare un “esperimento al di fuori del proibizionismo, che è fallito” per riuscire a “strappare un mercato importante ai trafficanti di droga”. Nel Paese sarà lo Stato a farsi carico della produzione, distribuzione e vendita della marijuana. È prevista la creazione di un Istituto di regolamentazione della cannabis (Inc), che concederà licenze ai privati per la coltivazione delle piante da parte di singoli (per un massimo di sei piante a testa), ma anche associazioni di consumatori (massimo 45 soci per 99 piante) e grandi produttori, che venderanno la marijuana (a un solo dollaro al grammo) attraverso una rete di farmacie (con un tetto massimo di 40 grammi a persona al mese). Per controllare il mercato è prevista anche la creazione di un registro di consumatori (garantendo loro la privacy).

Vogliamo parlare dell’alcol?
Nonostante tutte queste cautele, bel il 60% degli uruguayani ha dichiarato di essere contrario a questa riforma. “Sicuramente serve un cambiamento culturale – dice Luca – è bene capire che la marijuana può far male, come tante cose, ma proibirla non ne ha mai limitato la diffusione. Al contrario invece, legalizzarla significa controllarla, ed evitare ad esempio che sia trattata con sostanze chimiche pericolose. Un esempio: nonostante siano ampiamente dimostrati i danni da eccesso di alcol, i nostri genitori sono abituati ad essere clementi, molto clementi, con gli alcolici. Esattamente come, in Marocco, i vecchi fumano maria al bar”.

Questione di cultura insomma, di abitudini. “Ma sta alla politica anticipare o almeno seguire il cambiamento: in Italia come nel resto d’Europa è così, nei fatti. E i governi che hanno mostrato tolleranza hanno portato solo benefici ai loro Paesi: meno traffici illegali, meno sostanze tossiche aggiunte, più tasse pagate, più controlli e meno consumatori. Direi che star qui a parlare ancora di legalizzazione è semplicemente inutile: è chiaro a tutti che il problema non è certo la salute, ma un bigottismo becero e del tutto anacronistico”.



Fonte: Wired

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