Dimenticatevi il grigio malinconico di certe località del nord Italia, e il bianco accecante di alcuni borghi meridionali. Ecco un viaggio fotografico tra i luoghi più vivaci e allegri del nostro pianeta, i cui edifici sono stati ridipinti per esigenze specifiche o per la gioia degli occhi.

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Ogni viaggio merita una documentazione fotografica, ma alcuni luoghi sono più fotogenici di altri: è il caso delle località ritratte in questa e nelle prossime foto, città dalle tinte allegre e vivaci pitturate per esigenze di navigazione, tradizioni locali o per i capricci dei loro sovrani. Qualunque sia l’origine del look multicolor di questi luoghi, ciascuno di essi meriterebbe una visita.

Qui, per esempio, ci troviamo nel quartiere di Bo-Kaa a Città del Capo, Sudafrica, dove il mix di colori sui muri esterni riflette la mescolanza culturale che si trova all’interno delle case. Il distretto era originariamente popolato dagli schiavi malesi portati qui dagli olandesi, nonché rigorosamente musulmano. Dopo la fine dell’apartheid è divenuto un luogo multiculturale dove i colori investono ogni edificio, dalle case ai negozi, agli edifici sacri.

 

 

 

 

 

 

 

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Si racconta che le tinte vivaci delle case siano inizialmente nate come una reazione degli schiavi al trattamento dei coloni, che li obbligavano a vestire di nero e grigio. Anche se nel tempo i colori sono diventati il tratto distintivo di questo angolo di Sudafrica – insieme alla cucina multietnica – e un’attrazione per turisti e fotografi.

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Molti secoli fa i membri delle famiglie dei bramini, la casta sacerdotale di Jodhpur, in India, decisero di verniciare le proprie abitazioni di azzurro per distinguerle da quelle degli altri abitanti. Ma il colore piacque a tutti e in breve diventò quello di tutte le case del centro storico.

Questa storia non è condivisa da tutti gli abitanti della seconda città del Rajasthan: alcuni sostengono che il blu tenga lontane le zanzare, altri che sia un modo per mantenere freschi gli edifici e difendersi dall’afa.

 

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Nel 1876, il Maharaja Ram Singh, re di Jaipur, la capitale del Rajastan, in India, decise di far dipingere la città di rosa, il colore tradizionalmente legato all’ospitalità, tutta la città, per dare il benvenuto a Re Edoardo VII Principe di Galles. Da allora Jaipur è conosciuta come la “Città Rosa”: questo è il colore dominante in strade e monumenti (nella foto, l’Hawa Mahal, o Palazzo dei Venti).

 

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Nella favela di Rocinha, a Rio de Janeiro, dove un intero quartiere – la Rua 4 – è stato rimesso a nuovo, ampliato, con strade larghe al posto dei vicoli senza luce, e dipinto con colori vivaci. Il progetto di ristrutturazione in una zona in cui la situazione sociale è ancora precaria è iniziato nel 2011 dopo che uno dei narcotrafficanti che controllava la zona è stato arrestato.

 

 

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L’edificio multicolore che dà il benvenuto a chi si addentri nella favela di Rocinha. Le favelas di Rio de Janeiro e San Paolo sono spesso al centro dell’interesse degli artisti che tentano di recuperare le aree degradate per farne la base di murales, giochi di colori e ritratti.

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Nel quartiere simbolo del tango, La Boca, a Buenos Aires, le case venivano dipinte, nell’800, con le rimanenze dei colori usati per dipingere le barche attraccate sul Riachuelo, il fiume che bagna questa parte di Argentina.

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Gli autori della geniale trovata furono i marinai genovesi emigrati qui alla fine del XIX secolo: della cultura ligure sono rimaste tracce sia in alcuni vocaboli sia in cucina: si può gustare a La Boca una versione argentina della Fugazza con queso (la focaccia al formaggio) e della farinata.

Nella foto la via di El Caminito, dove vengono dipinti gli edifici.

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Si narra che gli edifici di Chefchouen, la città blu del Marocco, furono dipinti di azzurro dai rifugiati ebrei che vi stabilirono negli anni ’30 del ‘900. Il blu è il colore di Dio e del paradiso, e questa tradizione – che un tempo si basava su tinte esclusivamente naturali, ricavate dal guscio di un crostaceo – si è tramandata fino ad oggi.

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E anche in Italia non mancano gli esempi di cittadine dai colori allegri e vivaci. Quelli delle case di Burano, un insieme di isole nella laguna di Venezia settentrionale, dovevano servire ai pescatori in navigazione sui canali a ritrovare la propria abitazione nelle giornate di nebbia.

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Rimaniamo in Italia per spostarci a Vernazza, dove i colori sono stati, dopo la tragica alluvione del 25 ottobre 2011, un simbolo di rinascita: un anno fa il borgo ha ospitato una sessantina di artisti italiani e stranieri che hanno dipinto le porte provvisorie di compensato della cittadina, restituendole i colori (delle barche, delle case, delle insegne) che il fango aveva coperto.

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Passare da 300 a oltre 180 mila turisti all’anno: è successo a Júzcar, un piccolo borgo andaluso a pochi chilometri da Malaga, che nel 2011 si è rifatto il look in occasione del lancio del film d’animazione Puffi 3D. La Sony Pictures Releasing ha infatti scelto il paese rurale, dalle tradizionali case bianche, per lanciare il proprio lavoro, e nell’agosto di due anni fa 9 mila chili di vernice azzurra hanno trasformato le abitazioni candide in una cittadina a misura di omini blu.

Il cambiamento ha dato lavoro a metà dei disoccupati del borgo rilanciando il turismo in una località da tempo dimenticata e il sindaco ha deciso di mantenere l’insolita tinta rifiutando l’offerta della Sony di assumersi i costi di una nuova imbiancatura.

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Il centro della cittadina di St Johns, sull’isola di Terranova, Canada, è soprannominato “Jellybean Row”: le case colorate, viste dal mare, somigliano infatti a una fila di caramelle in gelatina. La tradizione vuole che in passato i capitani delle navi dipingessero le facciate delle case per vederle meglio quando erano in procinto di approdare. Per i suoi colori St Johns è stata soprannominata la “San Francisco in miniatura”. Nella prossima foto, l’originale…

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“Painted Ladies” è il soprannome dato dagli abitanti di San Francisco a questa schiera di case vittoriane ed eduardiane costruire tra la seconda metà dell”800 e i primi del ‘900 nel distretto di Lower Haight, tra le parti più visitate della città.

Gli edifici erano originariamente grigi: furono colorati a partire dal 1963, quando Butch Kardum, un artista di San Francisco, dipinse la propria abitazione di un’insolita tinta blu verde. Inizialmente criticato, venne poi imitato dapprima dai vicini, quindi da molti altri concittadini.

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I colori sgargianti delle case della parte vecchia di San Juan, Porto Rico, sono talmente vari che i suoi abitanti sostengono non si ripetano mai: gli edifici che sorgono su stradine strette e pedonali risalgono al XVI-XVII secolo.

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Le case di legno con l’intonaco scrostato – e coloratissimo – di Balat, uno storico quartiere ebraico nel distretto di Fatih, ad Istanbul.

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I brillanti colori di Valparaíso, cuore culturale del Cile, sono meglio apprezzabili dalle funicolari (ascensores) che collegano alla parte alta della città. Alcune di queste cabine colorate, spesso ferme per guasti e scarsa manutenzione, sono state iscritte nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco dal 2003 e sono considerate alla stregua di monumenti storici.

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Non poteva mancare, in questa allegra carrellata, la città più colorata del Messico: Guanajuato. Un tempo capitale mondiale dell’estrazione di argento (nel 18esimo secolo), oggi è tra i patrimoni mondiali dell’Umanità tutelati dall’Unesco.

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Rimaniamo in Messico per spostarci ad Izamal, la “città gialla” in cui gran parte degli edifici è dipinta di questo colore brillante. L’effetto? Anche nelle – poche – giornate grigie, questo luogo sembra sempre baciato dal sole.

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Le celebri facciate colorate di Portobello Road, nel quartiere londinese di Nothing Hill. È tra questi edifici che si tiene il celebre mercato che attira ogni settimana centinaia di turisti.

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Una delle città più colorate d’Europa e tra i luoghi più vivaci della Polonia: Breslavia, che nella sua storia è stata contesa tra la Germania, la Prussia, l’Austria, oltre al suo attuale stato di appartenenza.

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Narra la leggenda che nel 1800 uno dei governatori olandesi di Willemstad, la capitale dell’isola caraibica di Curaçao, attribuì la colpa dei suoi frequenti mal di testa al bianco accecante degli edifici della città, che riflettevano la luce del sole. Emanò quindi un decreto che impose agli abitanti di pitturare le facciate delle case di qualunque colore, fuorché il bianco: il risultato è quello che vedete.



Fonte: Focus

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