Una fascia consistente di uomini e donne supera giornalmente la soglia di guardia del consumo. Vediamo nel dettaglio cosa ci dice questo studio studio dell’Osservatorio nazionale alcol-Cnesps dell’Istituto superiore di sanità.

alcol italia

Il consumo dell’alcol in Italia è in discesa, con 6,1 litri di alcol puro annuali procapite, eppure una fascia consistente di bevitori pesanti, continua a superare i 40 grammi giornalieri di alcol, nel caso delle donne, e i 60 grammi per gli uomini. Lo rivelano i dati dell’Osservatorio nazionale alcol-Cnesps dell’Istituto superiore di sanità, in occasione dell’Alcohol Prevention Day

In Italia, nel 2012 gli uomini che hanno consumato più di 5 bicchieri di alcol al giorno (1 bicchiere equivale a 12 grammi) sono stati circa 400mila e le donne 220mila. Una quota stabile negli anni. “È di conseguenza possibile stimare in almeno 620-720mila gli individui di età superiore a 11 anni che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità non sono solo a rischio ma che secondo i criteri clinici correnti rientrano in una condizione di dipendenza richiedendo approcci e percorsi terapeutici specifici”, dice Emanuele Scafato, direttore del Osservatorio.

Tra gli uomini i valori più elevati di decessi attribuibili all’alcol si trovano in Valle d’Aosta e nella provincia di Trento (6,11%), in Molise (6,58%), inBasilicata (6,0%) e in Calabria (6,18%). I valori più bassi si registrano in Sicilia e nelle Marche (3,03%); tra le donne il valore più elevato si registra in Molise seguito da Valle d’Aosta (2,55%), Puglia (2,58%), Basilicata (2,32%), Calabria (2,11%), Piemonte (2,22%) e Veneto (2,07%); i valori più bassi si osservano nel Lazio (0,19) e in Sardegna (0,61).

In gioco c’è la salute ma anche la vita, se nel 2010 si sono contati complessivamente 16.829 decessi per cause totalmente o parzialmente attribuibile al consumo di alcol. Per esempio, il 37% dei morti per incidenti stradali è causata dall’alcol. Oltre a essere la causa di cadute, omicidi, suicidi e altre tipologie di incidenti, l’alcol è un fattore di rischio per numerose patologie diffuse quali patologie vascolari, gastroenterologiche, neuropsichiatriche ma è anche causa di neoplasie maligne. La correzione delle prassi sbagliate passa anche dagli investimenti in ricerca, formazione medica e comunicazione alla popolazione.



Fonte: Wired

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