A Cupertino stanno modificando il proprio dna da pionieri, per inseguire il mercato asiatico e le sue esigenze. Ma cos’altro dovrebbero fare?

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Innovare o inseguire, questo è il dilemma, per Apple. Percepita da (quasi) sempre come azienda che inventa prodotti e crea bisogni, negli ultimi anni la Mela ha un po’ perso la sua posizione dominante quanto a creatività e vision. Parlando di smartphone, Samsung e Htc hanno fatto passi da gigante, nei sistemi operativi Android ha surclassato iOs in termini di diffusione, e anche rispetto all’annunciatissimo smartwatch Cupertino si è vista anticipare dai coreani (anche se con risultati così così).

Ora Tim Cook e compagnia hanno avviato la produzione di iPhone 6, che vedremo il 19 settembre (sembra), mentre per iWatch l’appuntamento è a ottobre. Il nuovo smartphone sarà il prodotto della riscossa? Secondo Leonid Bershidsky di Bloomberg, Apple, ancora tecnicamente leader di mercato, si è trasformata in realtà in un follower, e non può farci granché. E secondo noi ha da tempo superato questo dilemma, anche se mediaticamente è riuscita a mantenere l’aura magica di pionierismo, almeno presso buona parte del proprio pubblico.

La ‘colpa’ è dei giganti asiatici, o meglio dei mercati asiatici e delle loro esigenze in fatto di device mobili. Ecco alcuni dati, presi da una ricerca di Canalys: il 34% degli smartphopne venduti nel primo trimestre 2014 ha display da oltre 5 pollici, il 22% da 5 a 5,4”, il 10% da 5,5 a 5,9”, il resto va oltre i 6 pollici. Possiamo tutti includerli nella categoria dei phablet, insomma. E questa tendenza all’acquisto di smartphone oversize è accentuata soprattutto in Asia, dove più grande significa più versato per il divertimento (giochi e tv): in Cina i phablet costituiscono il 39% degli smartphone, nella ragione dell’Asia-Pacifico addirittura il 43%. In Europa invece si predilige la portabilità e la comodità e si tende al downsizing da phablet a smartphone.

La concorrenza in Asia è feroce. Seguendo i gusti del pubblico, i produttori cinesi sono in grande crescita: a inizio 2014 Xiaomi è passata da 3,9% al 9,2% nelle quote di mercato in alcuni paesi dell’area, Coolpad Group dallo 0,8% al 10%. Entrambi vendono più di Apple in Cina, dove ha l’8,7% del mercato.

Ecco perché a Cupertino metteranno in vendita un iPhone da 4,7 pollici e uno da 5,5, sconfessando il loro attaccamento al formato aureo dei 3,5 pollici definito da Steve Jobs, ma anche quello da 4” della serie 5. Semplicemente, Apple ha necessità di inseguire l’utente asiatico per rimanere competitiva in un mercato in esplosione, soprattutto nei prossimi anni quando le reti 3g e lte avranno maggiore diffusione.

Così Cook e Ive non potranno magnificare il n. 6 come un capolavoro di innovazione, sia perché dal punto di vista del form factor non sarà una novità, sia per evitare di sbugiardare pubblicamente il mitico fondatore. Inoltre la doppia versione ormai assodata dell’iPhone 6 che vedremo è un’altra infrazione della legge del ‘focus’ dell’era Jobs, ovvero puntare su un solo prodotto e non sulla diversificazione. Già con 5s e 5c era successo.

Innovare o inseguire, dicevamo. Nel 2007 Apple lanciò l’iPhone, meravigliando il mondo e costringendo tutti ad arrancare e a imitarla, ma era prevedibile che sette anni dopo le cose sarebbero cambiate. Le regole (i dogmi?) di Jobs vengono demolite, e un pezzo di dna di Apple se ne va. Ma al di là dei principi, al di là della fede dei fan e degli spot emotional, Apple è un’azienda che deve fare profitti. E così, ecco un iPhone da 4,7 pollici per l’Europa, uno da 5,5 per l’Asia. Tutto qui.

E poi: c’è ancora da innovare davvero nel mondo degli smartphone? E ancora: per innovare, comunque, c’è sempre tempo (magari proprio con l’iWatch o con la mitologica linea di prodotti nascosti nelle segrete di Cupertino).



Fonte: Wired

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