Sono 3,3 milioni le morti causate dall’alcol nel 2012 a livello mondiale, secondo l’Oms. L’Italia non se la cava male, ma in Veneto e Lombardia è record di gruppi di aiuto.

russia alcol

L’abuso di alcol rappresenta in Italia, soprattutto nelle regioni del Nord, un problema molto diffuso, tanto che ad oggi anche solo considerando la rete Alcolisti Anonimi, nel nostro paese sono presenti più di 450 gruppi, un quarto dei quali in Veneto. A ben vedere però l’Italia non sembra posizionarsi male rispetto alla media europea quanto ad abuso di sostanze alcoliche, almeno da quanto emerge dal report pubblicato qualche giorno fa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, intitolato Global status report on alcohol and health, che mappa il consumo di alcol a livello mondiale e nazionale. Secondo l’OMS nel 2012 le morti legate al consumo di alcol nel mondo sono state 3,3 milioni, più o meno come se in un solo anno fossero spariti tutti gli abitanti della Toscana. È un dato, quello delle morti al livello mondiale per una qualche causa, che desta sempre parecchio scalpore, ma in questo caso sono i dati relativi alle singole aree geografiche a raccontare una storia più interessante.

Quanti sono i bevitori nei vari continenti? E soprattutto, quanti sono gli astemi? La situazione già a prima vista è fortemente disomogenea, e ciò è dovuto al fatto che dal punto di vista culturale – religioso soprattutto – le usanze delle varie popolazioni in merito sono assai diverse. Ne è esempio il caso del Medio Oriente, con una percentuale di adulti astemi, dove con popolazione adulta si intendono gli individui sopra i 15 anni, molto alta, sfiorando, secondo dati OMS relativi al 2010, il 90%.

In assoluto sono comunque i paesi cosiddetti “occidentali” ad avere le più basse percentuali di astemi, e in questa occasione noi europei battiamo addirittura i cugini americani. Sempre riguardo la mappatura degli individui astemi, in Italia le persone che negli ultimi 12 mesi non hanno fatto uso di alcol sono di più rispetto alla media europea, un terzo del totale, contro un sesto di media in Europa, ed è inutile dirlo, sono le donne a bere di meno.

Non essere astemi però non significa certamente fare un uso esagerato di alcol. A questo proposito, l’OMS utilizza due indicatori principali per valutare a quanto ammontano le assunzioni di bevande alcoliche nei vari paesi: i litri di alcol puro – non quindi di bevande nel loro complesso – assunti dagli adulti e dagli adolescenti (15-19 anni) nell’arco di un anno, e la percentuale di consumatori abituali per sesso nelle stesse fasce di età.
Ed è qui che il nostro paese si posiziona bene rispetto alla media europea con 6,7 litri di alcol assunti pro capite. A svettare in classifica sono i paesi dell’ex Union Sovietica: primi fra tutti i bielorussi con 17,5 litri di alcol annui, seguiti a ruota da moldavi, lituani e rumeni. Germania, Austria e Regno Unito si trovano invece un po’ più in basso nella graduatoria, con una media di 12 litri pro capite.

Passando invece alla percentuale di consumatori abituali di alcol tra adulti e adolescenti – che comunque non è sinonimo di abuso – è evidente come siano questi ultimi a bere di più, e ciò emerge maggiormente nei paesi industrializzati, Europa in primis, dove secondo l’OMS gli adolescenti sia maschi che femmine che consumano spesso bevande alcoliche sono il doppio rispetto alla popolazione adulta.

Le differenze tra le regioni del mondo non emergono solamente in riferimento al consumo o meno di alcol, ma anche al tipo di drink prescelto, aspetto tutt’altro che banale se si considerano le differenti gradazioni fra le bevande, come per esempio tra birra e superalcolici e dunque al danno che possono causare a chi ne abusa a parità di quantità assunta.

Il vino per esempio, grazie al quale l’Italia è famosa in tutto il mondo, e che rappresenta il 66% dei litri di alcol assunti nel nostro paese, in realtà è ignorato nel Sud-Est Asiatico e nell’Ovest del Pacifico, dove si bevono soprattutto superalcolici, molto più forti dunque di bevande come birra e vino.

In generale nel mondo il 7,6% dei decessi degli uomini e il 4% dei decessi delle donne sono correlati all’abuso di sostanze alcoliche. Come confermano i dati OMS infatti, l’abuso di alcol è strettamente correlato al comparire o all’aggravarsi di numerose patologie, da quelle meno gravi come difficoltà a deambulare, ad altre più serie come il cancro o problemi al fegato e al cuore. Oltre a rendere le persone più suscettibili alle malattie infettive come la tubercolosi e la polmonite.Un ulteriore aspetto critico portato alla luce dal report è quanto in percentuale le morti dovute alle diverse patologie nel 2012 siano da ritenersi correlate almeno in parte con l’abuso di alcol, a partire dai disturbi nel feto, che secondo i dati OMS, sono dovuti al 100% all’abuso di alcol da parte della madre. A chiudere la classifica è invece l’AIDS, le cui morti secondo l’OMS sono solo per il 4% dovute all’uso di alcol.



Fonte: Wired

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