Per effetto della lunga interazione con l’ospite e dell’uso delle terapie antiretrovirali il virus starebbe evolvendo verso forme con ridotta capacità replicativa.

virus hiv

Il virus dell’hiv muta rapidamente, e questo è uno dei motivi per cui il nostro sistema immunitario fatica a combatterlo e per cui, a distanza di oltre trent’anni dalla sua scoperta, non abbiamo ancora a disposizione una cura definitiva. Ma non sempre i cambiamenti ne peggiorano il profilo aggressivo. Uno studio dellaUniversity of Oxford, che giunge nella settimana in cui si è celebrata la Giornata mondiale contro l’Aids, mostra come l”hiv stia diventando meno contagioso nel tempo. Secondo gli scienziati, l’infezione da hiv oggi impiegherebbe più tempo a causare Aids, e lo stesso virus, cambiando, potrebbe favorire gli sforzi dei ricercatori di tutto il mondo nell’arrestare le infezioni.

Quanto scoperto dai ricercatori è il risultato dell’analisi compiuta da Philip Goulder dell’University of Oxford sulle infezioni da hiv inBotswana e Sud Africa, due paesi con storie diverse di infezioni: il primo lotta da tempo contro la malattia, nel secondo è invece arrivata un decennio dopo. “Abbiamo visto che la capacità del virus di replicarsi è inferiore del 10% in Botswana rispetto al Sud Africa e questo è piuttosto sorprendente”, racconta alla Bbc Goulder: “Stiamo osservando l’evoluzione che accade davanti ai nostri occhi ed è impressionante quanto velocemente il processo stia accadendo. 

Il virus sta rallentando nella sua capacità di causare la malattia e questo contribuirà alla sua eliminazione”. Per esempio, continua il ricercatore, in dieci anni il tempo di sviluppo dell’Aids in Botswana è aumentato di 2,5 anni (da 10 a 12, 5): “Ci si potrebbe immaginare che questo tempo si estenda ancora e ancora e che in futuro le persone siano asintomatiche per decenni”.

Alla base del processo di evoluzione e mitigazione del potenziale replicativo, e quindi infettivo, spiega Goulder, c’è la teoria per cui quando il virus si trova a combattere un sistema immunitario particolarmente efficiente nel contrastarlo è soggetto a cambiare, ma questo cambiamento avviene ad un costo: il costo è la riduzione della sua capacità replicativa stessa. Ma il merito non sarebbe solo del sistema immunitario dell’ospite. Anche le terapie antiretrovirali, spiegano i ricercatori su Pnas, stanno sostenendo l’evoluzione del virus in forme più lievi, colpendo con maggior forza i ceppi più virulenti e lasciando progredire le più lievi.

Ma la cautela, come sempre quando si parla di hiv, è d’obbligo. Quanto osservato non significa che le versioni meno aggressive del virus non siano ancora in grado di causare l’Aids e non siano pericolose, né che si possa sperare nell’indebolimento del virus su una vasta scala temporale. E anche gli effetti mitiganti delle terapie antiretrovirali diventerebbero consistenti solo nel caso in cui l’accesso alle terapie sarebbe esteso.



Fonte: Wired

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