jobs actI primi due decreti legislativi per l’attuazione del Jobs Act sono stati trasmessi alla Commissione Lavoro della Camera che  è ora chiamata ad esprimere entro 30 giorni un parere obbligatorio ma non vincolante.

Le prime riflessioni sul Jobs Act

Vorrei tanto potermi sbagliare, ma adottando considerazioni puramente logiche, non inquinate da ideologie o appartenze politiche, si dovrebbe concludere che i decreti legislativi, così come proposti, non potranno produrre impatti significativi sul mercato del lavoro.
Sono passati solo pochi giorni dalla pubblicazione del testo elaborato dal governo per i due decreti, che già sono iniziate le critiche da parte degli imprenditori e delle relative rappresentanze. E’ necessario ricordare che l’obiettivo del governo era quello di riformare il mercato del lavoro migliorando la flessibilità in entrata e la flessibilità in uscita.
Lamentare che il nostro mercato del lavoro non fosse già flessibile in entrata ci sembra una vera e propria deformazione della realtà, quando esistevano più di 40 diverse forme contrattuali di rapporto di lavoro e con i contratti a tempo determinato che lasciavano agli imprenditori un largo margine di manovra. Difficile anche dire che non ci fosse flessibilità in uscita;  ricordiamo a tale proposito i licenziamenti collettivi e i più recenti licenziamenti per giustificato motivo oggettivo per motivi economici che si aggiungevano ai licenziamenti soggettivi e disciplinari. La domanda da farsi è: il Jobs Act migliora o peggiora le due flessibilità?

Le critiche della Confcommercio al Jobs Act

Leggo l’articolo “Jobs Act: i nuovi contratti secondo le PMI” pubblicato sul loro sito.
La prima critica è proprio sui contratti a tutele crescenti; secondo Concommercio questi «…non possono incorporare/sostituire quelle tipologie contrattuali flessibili, che hanno consentito nell’ultimo decennio di restituire qualità concorrenziale e vitalità occupazionale a comparti strategici per il nostro Paese…»
La seconda critica è indirizzata alle modifiche apportate all’art.18; Confcommercio teme che l’indennizzo economico, previsto per il licenziamento illegittimo «assuma dimensioni tali da  risultare ancora una volta sproporzionato rispetto al panorama internazionale».
Altro punto di insoddisfazione è quello sull’introduzione del salario orario minimo, seppure previsto solo per i settori non coperti dalla contrattazione collettiva, in quanto sarebbe in contrasto con tale sistema e potrebbe portare a delle alterazioni degli equilibri economici, individuati dai contratti nazionali.

Il Jobs Act produrrà nuova occupazione?

Viste le critiche già avanzate dalla Confcommercio, considerato che non si capisce come i due decreti legislativi possano migliorare la flessibilità in uscita/entrata e preso atto che i posti di lavoro non si creano per legge, si dovrebbe concludere che il Jobs Act non inciderà sulla disoccupazione del nostro paese.
Sono altri gli interventi che potrebbero stimolare gli imprenditori ad assumere rischi, aumentando la forza lavoro; sempre la Confcommercio cita:

  1. riduzione strutturale del costo del lavoro;
  2. procedure burocratiche più semplici;
  3. maggiore efficienza dei servizi per il lavoro;
  4. salvaguardia di alcuni contratti come quello delle collaborazioni a progetto

Non sono molto d’accordo su alcune richieste degli imprenditori che sembra pretendano molto dallo stato, con un minimo impegno da parte loro; è un fatto però che se i datori di lavoro non riterranno sufficienti le normative previste dal Jobs Act, certamente non saranno interessati a  creare nuova occupazione.



Fonte: Jobs Acts; i nuovi contratti secondo le PMI

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