Un team di ricercatori presenta su Science un anticorpo capace di funzionare sia in farse preventiva che terapeutica contro uno dei virus all’origine della malattia. Speranze anche per lo sviluppo di un vaccino.

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Come per la malaria anche per la dengue, febbre di origine virale, non esiste ancora un vaccino come principale strumento di prevenzione dalla malattia. Come per la malaria (patologia con la quale condivide anche le modalità di trasmissione, a mezzo dizanzare, qui portatrici del virus) la ricerca di un vaccino, o di trattamenti preventivi efficaci, prosegue e la scoperta presentata in questi giorni sulle pagine di Science segna un passo avanti nella lotta alla dengue.

La febbre dengue colpisce circa 400 milioni di persone ogni anno, con un trend in crescita negli ultimi decenni. Si tratta di una malattia di origine virale potenzialmente mortale, ma che se diagnosticata e trattata per tempo ha una mortalità inferiore all’1%. A causare la febbre sono quattro diversi virus (Den-1, Den-2, Den-3 e Den-4) che si trasmettono da una persona all’altra (ma non direttamente da persona a persona) attraverso le punture di zanzare (principalmente Aedes aegypti e Aedes albopictus). La ricerca di un vaccino contro la dengue è complicata soprattutto dall’esistenza di quattro sierotipi diversi, perché elaborare un vaccino pienamente efficace significherebbe avere a disposizione un vaccino che contemporaneamente stimoli la risposta anticorpale verso tutti i quattro tipi di virus.

Finora la ricerca in questo senso non ha portato ai risultati sperati, soprattutto verso Den-2, più complesso degli altri sierotipi dal momento che – spiega Shee-Mei Lok della Duke-Nus Graduate Medical School di Singapore, a capo dello studio – ha una struttura più dinamica, che cambia forma nel momento in cui passa dalle zanzare agli esseri umani. Questo, continua la ricercatrice, rende particolarmente difficile combattere ed uccidere Den-2.

I ricercatori guidati dalla Lok spiegano però di aver individuato ora un anticorpo monoclonale umano (2D22) in grado di uccidere il sierotipo Den-2 di tutte le diverse morfologie quando iniettato nei topi, sia prima che dopo l’infezione col virus, agendo sia come prevenzione che terapia.

Il team di Lok ha precedentemente identificato anche anticorpi in grado di neutralizzare i sierotipi Den-1 e Den-3 e la speranza ora è di identificarne altri capaci di neutralizzare anche il Den-4, così da mettere a punto un cocktail anticorpale per bloccare l’infezione di tutti i virus causa delle dengue.

Gli scienziati poi hanno anche analizzato le modalità con cui l’anticoroo lega diversi tipi di virus, attraverso la crio-microscopia elettronica, scoprendo che le modalità di legame sono tali da impedire al virus di eseguire quelle manovre che gli permetterebbero di entrare nelle cellule ospiti. Le informazioni relative ai siti di legame dell’anticorpo, concludono i ricercatori, potrebbero servire a trovare i target necessari per mettere a punto un vaccino contro la dengue.

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