Risalite d’aria calda dalla superficie fino a 10 km di quota bloccano le correnti d’aria che arrivano dall’Oceano Atlantico: così si formano il blocco atmosferico e l’ondata di calore.

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Ancora sotto la morsa di questo caldo luglio 2015, i ricercatori del Politecnico Federale di Zurigo hanno formulato una nuova ipotesi che spiega perché talvolta sull’Europa (e su altre parti del pianeta) si crea una situazione che blocca ogni movimento dell’atmosfera, in ciò che i meteorologi chiamano blocco atmosferico, che è la causa prima della situazione che stiamo vivendo.

A determinare il blocco atmosferico è un’alta pressione estremamente stabile che si forma nella troposfera superiore, cioè tra i 5 e i 10 km di altitudine, e che impedisce alle basse pressioni che si creano lateralmente di intaccare l’alta pressione stessa. Questa situazione, che può interessare aree anche di 2000 km di diametro, sono in grado di interrompere il flusso occidentale d’aria che arriva dall’Oceano Atlantico e che dà alle nostre regioni una alternanza di tempo buono e cattivo.

IL CONTRARIO DELLA SUDORAZIONE. Heini Wernli, dell’Atmospheric Dynamics ETH, spiega così la formazione e la stabilità dell’alta pressione: «La causa prima è l’ascensione di masse d’aria che dalla troposfera inferiore salgono verso l’alto. Durante la risalita assume un ruolo importante il calore latente, che fino ad oggi era stato sottovalutato. Nella risalita, le masse d’aria condensano in vapore acqueo, che rilascia energia: è l’opposto della sudorazione, quando l’acqua – evaporando dalla pelle – raffredda il corpo. E il riscaldamento che si produce durante il processo aiuta a far salire nuova aria». Questa situazione – appunto capace di bloccare le correnti che arrivano dall’Oceano Atlantico – può perdurare per giorni, se non per settimane.

C’È ANCHE IN INVERNO. C’è una correlazione con ciò che chiamiamoriscaldamento globale (global warming), ossia l’aumento della temperatura del pianeta? Al momento è difficile dare una risposta netta, tuttavia sappiamo anche molto bene che maggiori temperature corrispondono a maggiore umidità nell’aria, che condensandosi aumenta il calore latente.

Wernli auspica che questo nuovo elemento possa essere utilizzato nelle previsioni meteorologiche, così che si possano prevedere con un certo anticipo le ondate di calore a lungo termine.

Il blocco atmosferico può però formarsi anche in inverno e i suoi effetti sono il freddo permanente e la nebbia alta, fenomeni frequenti dalla Pianura Padana, all’altopiano svizzero e fino alla Germania. «Il blocco può dunque essere causa di tutte le peggiori situazioni atmosfericheper l’uomo, dalle ondate di calore fino al freddo e grigio clima invernale», conclude Wernli.



Fonte: Focus

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