Il Belpaese, già in fondo alle classifiche per corruzione percepita, non primeggia nemmeno per quella perseguita.

corruzione italia

Le piogge di arresti nell’ambito dell’inchiesta Mafia capitale, la condanna in primo grado di Silvio Berlusconi per la vicenda della presunta compravendita di senatori: sono anche episodi come questi che spingono l’Italia sempre più in basso nel Corruption perception index di Transparency International, Una classifica della corruzione in cui nel 2014 l’Italia occupava una poco onorevole 69sima piazza. “La lotta alla corruzione e alle mafie costituisce una priorità assoluta”, ha dichiarato pochi giorni fa Sergio Mattarella durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale. Tralasciando l’attualità e guardando un po’ di numeri, si comprende l’importanza delle parole del Presidente della Repubblica.

Già, perché non solo l’Italia è dietro a tutti i Paesi europei nell’indice dedicato alla corruzione percepita. Ma è in fondo alla classifica quando si parla di condanne per questa fattispecie di reati. Per capirlo basta incrociare i dati dello European Sourcebook of Crime and Criminal Justice Statistics, pubblicato nel 2014 da Heuni ma riferito al 2011 e nel quale non ci sono numeri riferiti all’Italia, con i numeri forniti dall’ufficio statistiche del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, che però non risalgono più indietro del 2012.

Fatte queste premesse, il risultato è che in Italia ci sono 0,2 detenuti per corruzione con condanne definitive ogni 100mila abitanti. Ora, avere molte persone in carcere non comporta necessariamente risalire la classifica. Per dire, in Svezia ce ne sono 0,1 e il Paese scandinavo sta al 4 posto nel Cpi. Però aiuta: con 11,2 condannati ogni 100mila persone, la Lituania è salita fino al 50simo posto. Invece il Belpaese si trova nella situazione paradossale per cui un basso numero di corrotti in galera non si traduce in una riduzione della corruzione. A livello europeo, per le nazioni per cui sono disponibili i dati Heuni, la situazione è questa:

Eppure in Italia tra il 2012 ed il 2015 il numero di persone detenute con sentenza definitiva è “cresciuto” da 135 a 164. Ma non è stato abbastanza per permettere di risalire nel Corruption perception index. Ecco l’evoluzione della popolazione carceraria, il dato 2015 fa riferimento al 12 giugno, relativamente ai reati di corruzione, sempre secondo i numeri forniti dall’ufficio statistiche del Dap.

Concentrandosi sulla situazione al 12 giugno 2015, ecco quanti sono i detenuti per le diverse fattispecie di reato legate alla corruzione suddivisi in base alla situazione processuale.

Ma questo non significa che in Italia non si indaghi: nel 2012 l’Istat ha censito 2.790 indagini per corruzione aperte dalle Procure della Repubblica sparse sul territorio. Il punto è che oltre il 48% finiscono per essere archiviate. Ecco la situazione per distretti di Corte d’Appello:

Anche quando si arriva al rinvio a giudizio, però, non è detto che il risultato sia una condanna: bisogna che l’accusa vinca fino in Cassazione e che lo faccia prima che scatti la prescrizione. Intanto lo scorso 14 giugno è entrata in vigore la legge 69/2015, che inasprisce le pene e le riduce per chi collabora con la giustizia, introducendo una formula già in uso nella lotta alla criminalità organizzata. Sarà il tempo a evidenziare gli effetti delle nuove norme, anche se l’Associazione nazionale magistrati, all’indomani dell’approvazione della legge, ha già indicato quello che dovrà essere il prossimo passo: l’allungamento dei tempi di prescrizione, che troppo spesso finiscono per vanificare il lavoro di indagine.

 



Fonte: Wired

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