Paese che vai, barbiere che trovi. Con relative tradizioni, significati e abitudini. Perché barba e capelli sono ben più che semplici peli. Servono a comunicare, sedurre, farci riconoscere… E a loro modo, anche i peli pubici.

barba baffi

MAI SOLI. In passato non era abituale radersi da soli. La maggior parte degli uomini si recava almeno una volta dal barbiere, per prendersi cura… dei propri peli. Eccessivo? Non sembra. Gli antropologi, infatti, sono sicuri che barba e capelli sono importantissimi: ci servono per sedurre, per farci riconoscere nel mondo animale e per comunicare agli altri la nostra identità, sessuale e culturale. Insomma, sono una delle parti più importanti del nostro corpo da affidare a mani esperte e a occhi attenti.

USI E BARBE DELL’ANTICHITÀ. Pogonotomia, l’arte della rasatura dal greco “pogon” barba, e “témno” tagliare, è antichissima: praticata fin dalla preistoria con coltelli di selce o di ossidiana, si diffuse in seguito con l’avvento dei metalli. Gli Egizi si radevano già 3400 anni prima della nascita di Cristo, ma furono i Greci a perfezionare la tecnica. Si racconta che il primo barbiere arrivò a Roma dalla Sicilia intorno al 300 a. C.. I rasoi erano a mano libera, come quello che maneggia la ragazza nella foto in una bottega di barbiere a Santiago (Cuba), con lame di spessore diverso a seconda che servissero per il pelo o il contro pelo. La navicula, il “modello” più diffuso, era lungo anche 11 centimetri e soprattutto difficile da usare. Mettere la propria gola nelle mani di un estraneo era – ed è tuttora – un atto di fiducia.

IN GUERRA DAL BARBIERE. Senza barba: l’efebico Apollo, i faraoni, Alessandro Magno, Cesare, Churchill. Con barba (o baffi): Zeus, Abramo, Gesù e una buona corte di santi, Seneca (che detestava radersi) e Hitler. Insomma, gli uomini si sono fatti la guerra anche dal barbiere, dividendosi in due partiti per motivi religiosi (i sikh indiani e gli ebrei ortodossi che portano lunghe barbe), per tradizione (lo zar Pietro il Grande impose una tassa salata sulla barba) o semplice vanità: l’imperatore Adriano la introdusse a Roma per nascondere un porro sul mento. Lord Brummel, capostipide dai dandy, al contrario aveva tre barbieri personali, rispettivamente per capelli, basette e barba.

REGOLE E MISURE. Le regole e le misure in fatto di barba hanno origini antiche: nell’Italia rinascimentale si contano almeno 70 editti che regolavano la lunghezza di baffi e pizzetti. La religione ebraica, già tremila anni fa, vietava rasoio e imponeva forbici per sbarbarsi. A Sparta, i vigliacchi venivano puniti imponendo ai condannati di radersi una sola guancia. In Egitto, invece, il faraone portava una barba falsa e il suo barbiere personale era tra i massimi dignitari; nei 70 giorni in cui il faraone stesso veniva mummificato era vietato radersi. I romani proibivano la barba tra i soldati, per non offrire appigli ai nemici, mentre i Normanni, mille anni dopo circa, imposero i baffi ai francesi e gli inglesi.

BARBIERI, DOTTORI E PROSTITUTE. A Pechino numerose botteghe da barbiere guidate da giovani e avvenenti ragazze sono in realtà una copertura per massaggiatrici illegali o prostitute.
Che, in alcune circostanze, i barbieri fossero luoghi poco raccomandabili lo sapeva anche Giovenale, il poeta romano che si lamentava degli schiamazzi, pettegolezzi e urla che uscivano dalle botteghe dei tonsores dell’antica Roma. Una ragione c’era: i barbieri, tra una rasatura e l’altra esercitavano la professione di chirurghi e dentisti, cavando denti, incidendo ascessi e asportando emorroidi. Senza grandi anestesie. Questa commistione di professioni continuò per secoli: in Francia la corporazione dei barbieri chirurghi fu sciolta solo nel 1718, mentre in Italia le due categorie rimasero unite fino agli inizi dell’Ottocento.

QUANTI PELI CI SONO IN UNA BARBA? Ogni uomo possiede dai 20 ai 25 mila peli della barba che crescono al ritmo di mezzo millimetro al giorno. Una persona che abitualmente si rade, nel corso della vita accumula circa 3,5 kg di peli della barba. Chi non si rade, invece, può ambire a battere il record dell’indiano Shamsher Singh la cui barba era lunga 1,85 m. O quello di Hans Langseth, norvegese, i cui baffi, misurati subito dopo la morte nel 1927, arrivavano a 5,33 m. Ora sono conservati in un museo a Washington.

CI DISTINGUONO DALLE SCIMMIE. Milioni di anni fa i capelli erano un modo per distinguerci dalle scimmie: loro col corpo ricoperto di peli, noi glabri, con un unico cespugli di peli in faccia e testa. Così ci riconoscevamo e ci facevamo identificare dagli altri animali. Oggi la capigliatura non è più un segnale di specie, ma un modo per comunicare la nostra identità e personalità. Sono una specie di “maschera” con cui seduciamo i partner, ci isoliamo dagli altri, ci mostriamo aggressivi, riveliamo le nostre idee, dichiariamo di appartenere a un gruppo etc. E a ogni taglio abbiamo l’occasione di “cambiare identità”. Capelli (e barba) sono lo strumento della cosiddetta comunicazione non verbale più usato.

CODICI PELOSI. Ogni cultura e tempo ha il suo linguaggio “peloso”: nell’antichità capelli fluenti e rigogliosi erano una dimostrazione di forza, virilità e coraggio. I monaci buddisti si radono completamente per dichiarare il loro voto di castità, mentre nelle società occidentali moderne la completa calvizie non è più sinonimo di vecchio, ma di virilità, fascino e potenza sessuale.
Chi non vuole cadere in questi problemi di comunicazione interculturale può sempre dichiarare le sue idee in modo più diretto, scrivendo i messaggi sui capelli.

QUANTO CRESCONO I CAPELLI? Un esercito di circa 120 mila capelli avanza a una media di 1,5 cm al mese (0,4 mm al giorno). Di notte, secondo alcuni studiosi, più lentamente. Il picco – invisibile a occhio nudo – sarebbe tra le 10 e le 11 del mattino e poi tra le 4 e le 6 del pomeriggio. A legarli tutti si arriverebbe a tessere un filo lungo 16 km, ma dal diametro minuscolo, tra i 2 e 9 centesimi di mm.

RITO DI INIZIAZIONE. Secondo alcuni psicanalisti il primo taglio di capelli dal barbiere è una sorta di rito d’iniziazione: ormai si è grandi e non è più la mamma (o la sua parrucchiera) ad accorciare i capelli. In molte popolazioni africane, il legame dei capelli con la crescita è ancora più evidente.
Qualcosa di simile avviene anche tra la comunità Amish che vive in alcune contee statunitense come se il tempo si fosse fermato a metà dell’ottocento: i maschi possono farsi crescere la barba soltanto dopo il matrimonio. Ma i baffi sono comunque proibiti.

CHE BARBA. Voleva passare alla storia e ce l’ha fatta per un pelo. Anzi, per tutti i peli della sua lunghissima barba. Sarwan Singh, un insegnante canadese di 42 anni, è l’uomo con la barba più lunga del mondo.
L’ha stabilito un’autorevole giuria davanti alla quale l’uomo ha srotolato un “pizzetto” di ben 2 metri e 30 centimetri. Curato, pettinato e… mai rasato.
Sì perché il recordman, devoto alla religione sikh, è convinto che il suo “ornamento facciale” sia un dono divino. E come gli altri sikh non taglia barba e capelli per mantenersi più vicino possibile all’aspetto originario conferitogli da Dio.

PELI PUBICI. Il nostro viaggio tra i peli in generale non poteva non concludersi con una visita – virtuale – a quelli più nascosti ma per certi versi più attraenti: quelli pubici.
I peli si sviluppano quando il corpo acquista la capacità di procreare e sono il segnale visivo per indicare la piena maturità sessuale. La loro concentrazione in alcune zone del corpo, sembra legata al ruolo dei feromoni nell’accoppiamento. I maschi di molte specie animali riconoscono infatti il periodo fertile delle femmine tramite segnali olfattivi. Anche noi siamo stimolati dai feromoni, e i nostri lontani antenati in misura ancora maggiore. I peli, trattenendo e mantenendo più a lungo gli odori, hanno dunque la funzione di rendere più facile la ricerca del partner.



Fonte: Focus

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