Appuntamento annuale con la giornata in cui è lecito fare scherzi. Ecco la sua storia.

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Il pesce d’aprile: c’è chi lo fa, chi lo subisce, chi lo conosce e lo evita, ma non tutti sanno perché il primo giorno del quarto mese dell’anno sia dedicato a questa forma culturalmente legalizzata di sfottò. La ricerca delle origini della festa ha più tesi, essendo l’usanza conosciuta e praticata un po’ ovunque sul globo con diversi nomi, dall’anglosassone April Fools’ day al francese poisson d’avril: guardando all’antichità, il passaggio dall’inverno alla primavera era visto come un ottimo momento per liberare le energie represse dal freddo, anche in forma ironica e un po’ sovversiva. Dopotutto, già nella tradizione romana e indiana le feste primaverili – come quella in onore di Cibele- o quella di Holi- erano pensate per chiudere una fase e aprirne una decisamente nuova.

Nei tempi moderni, l’origine della festa si riconnetterebbe allo spostamento del Capodanno al primo gennaio: chi continuava a far festa secondo le vecchie tempistiche, piuttosto varie anche in Italia, era il naturale destinatario di scherzi e prese in giro.

Le burle del primo aprile avrebbero anche avuto, in passato, al centro, la richiesta di false commissioni o improbabili acquisti, dalla corda per il vento alla neve disseccata.

La domanda permane: perché proprio i pesci? Probabilmente perché i pesci abboccano facilmente in molti casi e certo non sono elevati a modello di animali intelligenti per eccellenza. Allo scherzo insomma, si abbocca come un pesce all’amo e quindi la connessione di senso c’è. In Scozia invece dove si parla di gowkie day il riferimento è al cuculo, non senza qualche doppio senso. La tradizione in passato ha anche visto schiere di bambini italiani trovarsi in classe con un bel pescetto di cartone attaccato alla schiena, un attimo prima magari di andare alla cattedra.



Fonte: Wired

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