La stagione micologica dei funghi, tra estate ed autunno, spinge tantissimi appassionati ad andare a cercarli i funghi nei boschi. Purtroppo, non sempre la conoscenza e la prudenza vanno di pari passo con la passione per i funghi. Soprattutto quando questa passione è improvvisata.

Per i turisti della domenica, così come per i veri amanti della raccolta, alcune informazioni, le regole da rispettare, e infine qualche suggerimento per sapere come raccogliere i funghi in sicurezza. E’ indispensabile infatti sapere come raccogliere correttamente i funghi e come distinguere un fungo commestibile da uno tossico o velenoso.

Il periodo estivo ed autunnale è il vero momento di grazia per le raccolte di funghi. Le numerose precipitazioni costituiscono uno dei fattori principali indispensabili per il sviluppo dei funghi. Acqua e calore sono, infatti, gli elementi che ne inducono la formazione sul terreno. Compito del fungo, detto corpo fruttifero o, in termine tecnico, sporoforo, è la diffusione delle spore, milioni di spore, che provvedono a formare nuove ife e micelio e a diffondere la specie.

Diverse specie di funghi sono commestibili e, quindi, vengono attivamente cercate e raccolte; ma molte altre o non hanno valore alimentare, o possono provocare addirittura fenomeni di intossicazione, anche con esito mortale.
Non esistono regole empiriche per ricavare la commestibilità: è necessario che ogni specie di fungo venga identificata con certezza prima di essere consumata. Molti funghi mangerecci hanno specie molto simili tossiche, sicchè solo una attenta individuazione della specie può scongiurare casi di avvelenamento. Bando, quindi, a tutti quei lughi comuni, appartenenti alle leggende forestali e divulgati da presunti saggi, che cercano di ricavare la commestibilità da caratteri fantasiosi.
Secondo queste credenze sarebbero tutti commestibili i funghi bianchi, nonchè quelli che crescono sotto i castagni, quelli che non determinano conseguenze negative se somministrati al gatto di casa e, ancora, quelli che a contatto con l’argento non lo colorano. Tutti criteri che prima o poi possono avere conseguenze veramente nefaste, e non solo per il gatto. E’ una regola fondamentale determinare ogni esemplare di fungo prima di essere consumato.
Fortunatamente, la conoscenza oggi è notevolmente aumentata, sia grazie ai molti gruppi micologici che spesso organizzano lezioni e mostre, sia grazie all’esistenza degli ispettorati micologici presso le aziende sanitarie che per legge, oltre a controllare tutti i funghi destinati alla commercializzazione, effettuano gratuitamente il controllo dei funghi ai cittadini raccoglitori. Conoscere le singole specie fungine però non basta. È necessario conoscere anche la biologia e il ruolo di grande rilievo che i funghi rivestono nell’ecosistema forestale. Essi, infatti, sono legati strettamente all’ambiente boscato a causa dell’imprescindibile rapporto mutualistico, necessario alla sopravvivenza, che si realizza con determinate specie di alberi. Si tratta di un legame di fondamentale importanza sia per l’albero che per il fungo. Raccolte troppo intense protratte negli anni, come si verificano in certe zone, possono provocare danni, non ancora facilmente quantificabili, anche al bosco.
Per cercare di rendere la raccolta compatibile esiste oggi una legge quadro a livello nazionale che localmente ha trovato riscontro, ormai in quasi tutte le regioni, in specifiche normative regionali. Le regole stabilite cercano di evitare non solo che uno sfruttamento troppo intenso, oltre a danni al bosco, provochi una compromissione della risorsa stessa oltre a prevedere che tutti i cercatori siano provvisti di un tesserino che attesti un minimo di conoscenza micologica. Mentre in alcune regioni la raccolta è consentita solo a chi, a seguito della frequenza di corsi introduttivi, ha maturato un approfondimento sull’argomento.

LE REGOLE PER LA RACCOLTA

Primo fondamentale errore da non compiere, quando si va a cercare funghi, è quello di inoltrarsi in zone sconosciute, ignorando i principi base di precauzione, che sono poi gli stessi che vanno tenuti in considerazione quando si effettua un’escursione in montagna o per i boschi.
Dunque, conoscere il territorio, avvisare del proprio percorso amici o parenti, tenere in considerazione le condizioni metereologiche, fare attenzione a non farsi sorprendere dal buio, non perdere di vista punti di riferimento per poter identificare la propria posizione.

Dal punto di vista normativo, è necessario possedere un permesso apposito per raccogliere funghi. Si tratta del cosiddetto tesserino, rilasciato solitamente presso le Comunità montane, i Consorzi di gestione dei parchi, le Province nonchè, a seconda dei casi, presso i Comuni e gli esercizi pubblici convenzionati. Ogni Regione o Provincia autonoma possiede il proprio regolamento. E’ bene conoscerlo bene, prima di affrontare la ricerca.

Ogni Regione decide un tetto massimo per la raccolta (solitamente 2 o 3 Kg). Esistono poi restrizioni particolari per qualità particolari di funghi. Solitamente il limite di peso per la raccolta varia per i residenti. La raccolta non è consentita sempre, ma in giorni ed orari ben specifici.

E’ solitamente vietato:

– usare nella raccolta rastrelli, uncini ed altri attrezzi simili per smuovere o grattare il sottobosco, che possano danneggiare l’humus del terreno, compromettendo irrimediabilmente lo strato di micelio che produce i funghi.

– usare per il trasporto buste di plastica. I funghi raccolti vanno puliti sommariamente sul posto e conservati in appositi contenitori rigidi aerati (per esempio i famosi cestelli, in modo da evitare fenomeni di compressione e fermentazione e da consentire la disseminazione ulteriore delle spore. Va quindi assolutamente evitato l’utilizzo di sportine di plastica, carta e simili).

– tagliare i funghi alla base, rendendoli irriconoscibili.

– raccogliere gli esemplari troppo giovani (non hanno ancora prodotto spore); mentre si consiglia di evitare quelli troppo vecchi o ammuffiti.

– danneggiare intenzionalmente funghi di qualsiasi specie, che non vanno mai staccati per essere abbandonati sul terreno. Anche i funghi velenosi o quelli che non si conoscono svolgono indispensabili funzioni per il mantenimento dell’equilibrio biologico del bosco.

Infine, evitare sempre di consumare dei funghi che non siano stati identificati con certezza: nel dubbio meglio non rischiare.

ALCUNI CONSIGLI SU COME EVITARE L’INTOSSICAZIONE A CAUSA DI FUNGHI VELENOSI

La prevenzione è senza dubbio l’arma più valida per non cadere nei potenziali rischi che possono nascondersi nei funghi tossici o velenosi.

Ecco 5 regole molto importanti.

1. Se non si è esperti, vale sempre la pena di far controllare i vegetali che si sono raccolti presso i Servizi di riconoscimento micrologico, che sono attivi presso il servizio di Igiene pubblica di quasi tutte le Asl italiane. Il servizio è gratuito per tutti i cittadini. Grazie a questo semplice espediente, non si può correre alcun rischio di mettere un veleno dentro il piatto.
2. I funghi sospetti non devono essere riposti nello stesso cesto in cui si trovano quelli sicuramente innocui.
3. Non bisogna mai raccogliere i funghi quando sono ancora piccoli: è meno facile capire di che tipo si tratta.
4. I funghi vanno cucinati per 30-45 minuti: in alcuni casi, la cottura elimina parte delle tossine e sicuramente rende il fungo più digeribile.
5. E’ sempre bene mangiare i funghi entro 48 ore dalla loro raccolta. Inoltre, vanno conservati in frigorifero.

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Le cose da fare in caso di intossicazione da funghi:

1. Alla prima comparsa di sintomi sospetti in uno dei commensali, è necessario recarsi subito in ospedale, senza aspettare che i disturbi si manifestino anche in tutti gli altri componenti della famiglia che hanno consumato lo stesso tipo di funghi.
2. E’ utile portare con sè anche un piccolo campione del vegetale incriminato (cotto, crudo o anche le rimanenze eliminate durante la sua pulitura) per dar modo agli specialisti di riconoscere la specie in questione e di valutarne al meglio i potenziali effetti.
3. E’ bene informare i medici sulla provenienza dei funghi, se cioè sono stati comprati, raccolti da dilettanti o da persone che si dichiaravano esperte.
4. E’, bene fornire ai medici del Pronto soccorso informazioni riguardanti il tempo intercorso tra l’ingestione dei funghi e la comparsa dei sintomi.

Le cose da NON fare in caso di intossicazione da funghi:

1. Non ricorrere a farmaci in grado di bloccare la diarrea, visto che questo sintomo è un meccanismo di difesa attraverso cui l’organismo cerca di eliminare le tossine.
2. Non ingurgitare strani intrugli spacciati dalla tradizione come antidoti contro l’avvelenamento da funghi. Non bere mai latte, che, contrariamente a quanto si dice, non annulla assolutamente gli effetti dell’intossicazione.

ALCUNI LUOGHI COMUNI SUI FUNGHI DEL TUTTO INFONDATI:

a) I funghi che crescono vicino ai ferri arrugginiti sono tutti velenosi.

b) L’aglio in presenza di funghi velenosi si annerisce.

c) I funghi mangiati dalle lumache sono buoni.

d) Prima di consumare dei funghi è bene farli assaggiare al gatto.

e) I funghi che crescono nel mio albero sono buoni.

f) Se i funghi sono velenosi il cucchiaio d’argento immerso nel tegame di cottura annerisce.

g) Un fungo diventa velenoso se viene morso da una vipera.

h) I funghi che crescono sul legno sono tutti buoni.

i) I funghi bianchi sono tutti buoni.

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