Troppo caffè, troppi metri di quota, troppa cioccolata… un mucchio di cose, assunte o vissute in quantità anomale, possono uccidere. E alcune sono davvero insospettabili.

Di veleni in dosi necessarie a mettere ko un uomo abbiamo parlato spesso. Ma anche sostanze normalmente innocue o poco pericolose, se assunte in quantità massicce, possono risultare letali. Vale per alcune esperienze o tentativi di record: ecco alcune circostanze in cui esagerare è una scelta… definitiva.

70 TAZZINE DI CAFFÈ. Tutte insieme contengono una quantità di caffeina sufficiente a uccidere una persona di 70 kg. L’overdose di questa sostanza – che a seconda delle fonti è fissata a limiti pari o superiori a 10, 11 o 15 grammi, per un adulto – provocherebbe palpitazioni tali da determinare facilmente un arresto cardiaco.

13 SHOT DI ALCOL. Dall’effetto eccitante del caffè a quello depressivo dell’alcol: in questo caso il consumo letale si attesta all’equivalente di 13 bicchierini consecutivi di superalcolici, sufficienti a “silenziare” le aree del cervello che presiedono alle funzioni vitali di base. Naturalmente la tossicità dipende dal tipo di alcolico assunto, dai tempi in cui questo si consuma e dal peso di chi beve.

6 LITRI D’ACQUA. L’intossicazione da acqua è molto rara, ma non è sempre vero che più si beve, meglio è: quando si raggiunge questa soglia, che in genere assume soltanto chi partecipa alle gare a chi beve di più, i reni non riescono più a svolgere il loro lavoro di filtraggio e il sangue, ormai troppo diluito e povero di sali, finisce letteralmente per annacquarsi. Le cellule del corpo – in particolare quelle cerebrali, compresse all’interno del cranio – si gonfiano come palloncini e il bevitore avverte sintomi quali vertigini, mal di testa, nausea, convulsioni, persino arresto respiratorio e morte.

48 CUCCHIAINI DI SALE. Smettete di bere acqua, o consumate troppo sale, e avverrà il problema opposto, l’ipernatremia: disidratazione ed eccesso di sodio determinano il raggrinzimento delle cellule cerebrali, con sintomi che includono letargia, stato confusionale, convulsioni, coma, morte.

4 MINUTI SENZA OSSIGENO. Tanti ne bastano, sott’acqua, per creare gravi lesioni cerebrali: al massimo ai 6, avviene il decesso. Vale in linea generale e non per i professionisti dell’apnea, che in alcuni casi sono riusciti a trattenere il fiato in immersione anche per 20 minuti.

2 NOCCIOLI DI CILIEGIA. Contengono una dose di acido cianidrico sufficiente a uccidere: questo potente veleno naturale ostacola il trasporto dell’ossigeno da parte del sangue. Ma demonizzare le ciliegie non serve: la sostanza si libera soltanto se si danneggia il nocciolo con i denti, e non se capita per sbaglio di ingerirne uno.

8000 METRI SOPRA IL LIVELLO DEL MARE. Per il corpo umano è decisamente troppo: a questa quota il fisico non riesce ad abituarsi alla carenza di ossigeno, le cellule cominciano progressivamente a morire e le funzioni vitali dell’organismo si riducono fino al decesso. Ogni piccolo movimento provoca tachicardia, dormire non fa sentire riposati e per quanto si beva si resta disidratati. Anche i più allenati ed equipaggiati con bombole d’ossigeno non resistono a questa quota più di qualche giorno.

85 TAVOLETTE DI CIOCCOLATO. Mangiate di fila, introdurrebbero nel corpo umano una dose letale di teobromina, pari a 1.000 mg/kg. Questa sostanza di origine vegetale, presente anche nelle foglie di tè, risulta particolarmente velenosa nei cani, che la metabolizzano più lentamente dell’uomo (è pericolosa anche per i gatti, che sono tuttavia meno attratti dai dolci).

22 KG DI MARIJUANA (MANGIATA). Tanti ne occorrerebbero per rischiare la morte, anche se difficilmente finisce sulla tavola

680 KG DI MARIJUANA (FUMATA). Tanta bisognerebbe bruciarne e aspirarne in 15 minuti, per morire dei suoi effetti collaterali.

185 DECIBEL NELLE ORECCHIE. Un rumore così assordante riuscirebbe a far esplodere i polmoni o provocare emboli che dai polmoni arrivino fino al cuore. Ovviamente, dopo aver perforato i timpani dell’ascoltatore. L’Agenzia Spaziale Europea possiede uno strumento in grado di generare un rumore potenzialmente letale.

2 SETTIMANE SENZA DORMIRE. Nei ratti, è questa la dose letale di deprivazione di sonno; nell’uomo, il record di resistenza è di 11 giorni, ma una volta recuperato il tempo perduto tra le braccia di Morfeo, sorprendentemente, le cose sembrano tornare a posto senza grandi effetti a lungo termine.



Fonte: Focus

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