Annientate dalla fame, conquistate dai nemici, azzerate da terremoti ed eruzioni vulcaniche, ma più spesso svanite senza lasciare indizi: la gloria e la fine di alcune grandi popolazioni del passato.

Agricoltori, guerrieri, cacciatori. Dediti alle arti o a culti estremi, ma con due importanti caratteristiche comuni: l’aver lasciato nella Storia una traccia indelebile, ed essere spariti in circostanze ancora oggi enigmatiche. Abbiamo raccolto alcune curiosità sulle grandi civiltà del passato nate e fiorite in ogni angolo del mondo, per poi svanire nel nulla o quasi: sulla loro scomparsa si indaga ancora oggi.

I Moche. Una delle più antiche civiltà del Nuovo mondo, questa popolazione fiorì sulle aride coste del Perù settentrionale tra il primo e l’ottavo secolo (in quello che per l’Europa fu il periodo compreso tra la nascità di Cristo e Carlo Magno). Abili coltivatori di mais e impavidi navigatori, sono noti soprattutto per una religione incentrata sul sesso: gli atti erotici erano visti come una chiave per mettere in comunicazione vivi, defunti e dei (e tali scene molto realistiche sono raffigurate sulle statuette che ci hanno lasciato). Le ragioni della loro scomparsa non sono chiare, ma potrebbero essere stati fiaccati da terremoti, prolungate siccità e alluvioni causate da El Niño. Questo spiegherebbe forse anche i cruenti tentativi dei Moche di ingraziarsi gli dei attraverso sacrifici umani.

La civiltà della Valle dell’Indo. Costruttori di città, maestri nella progettazione di reti fognarie, abituati alla convivenza pacifica, devoti alla Dea Madre. La civiltà della Valle dell’Indo, fiorita in Pakistan e nell’India Occidentale fra il 2600 e il 1900 a.C., si estendeva su un milione di chilometri quadrati, e comprendeva almeno 5 milioni di abitanti con 1.050 centri abitati. I suoi abitanti furono ingegneri provetti: inventarono il primo sistema fognario coperto nonché le prime toilette con sciacquone della storia. Questa popolazione visse in modo agiato e apparentemente senza classe dirigente (non sono stati trovati palazzi reali né templi). Scomparve per ragioni geologiche: verso il 1900 a.C. l’ambiente si inaridì, sparì il fiume Ghaggar-Akra, la popolazione si ridusse e in gran parte migrò lungo le rive del Gange. In seguito arrivarono gli Indoari, originari dell’Altopiano Iranico, che portarono l’induismo (nella foto un’enigmatica figura simbolo della civiltà).

La civiltà minoica. Della civiltà sviluppatasi a Creta nell’Età del Bronzo, che vide il suo momento di massimo splendore tra il 2000 e il 1450 a.C., ci rimangono i sontuosi palazzi amministrativi del sito di Cnosso (nella foto), e una scrittura sillabica – la lineare A – non ancora decifrata. Questa popolazione che aveva costruito un impero commerciale sugli scambi via mare dovette sopportare maremoti, terremoti, catastrofiche eruzioni vulcaniche (come quella di Thera o Santorini), finché attorno al 1450 a.C., finì per soccombere all’invasione di una civiltà della Grecia occidentale: quella dei Micenei, che li soppiantò.

I Micenei. Marinai ma anche guerrieri, attorno al 1450 a.C. questi popoli indoeuropei antenati dei greci classici, già avanzati nella Grecia continentale, occuparono i palazzi del potere di Cnosso e Festo, a Creta, sostituendosi ai vertici minoici. Non durò molto: attorno al 1200 a.C. i Micenei dovettero piegarsi alle scorrerie di quelli che testi antichi definiscono i “Popoli del mare”: le tavolette in lineare B, la loro scrittura, descrivono infatti in questo periodo affannosi preparativi militari per difendere le coste. Furono anche invasi dai Dori, una popolazione di origine balcanica. Nella foto la Porta dei Leoni, uno dei resti archeologici più noti e monumentali della città di Micene.

Angkor. Le vestigia di Angkor Wat, in Cambogia, sono solo una piccola parte della capitale dell’impero Khmer, che durante il nostro medioevo, tra il 1000 e il 1200, occupava buona parte degli odierni Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam meridionale. A infittire il mistero sulla città, meraviglia della cultura e dell’architettura Khmer, c’è il fatto che non si riesce a capire quante persone vi abitassero, perché buona parte di essa giace ancora nascosta nella giungla. A determinare la fine di questa civiltà fu un insieme di fattori, dagli attacchi esterni ai problemi irrigui che influirono sui raccolti di riso, fino a malattie e lotte tra famiglie reali. Le armate siamesi di Ayutthaya (nell’odierna Thailandia) posero fine all’impero Khmer nel 1431.

Gli Anasazi. In un quadrato di territorio tra Utah, Colorado, Arizona e Nuovo Messico si sviluppò, a partire dal 1200 a.C., la popolazione degli Anasazi, una cultura dapprima di cacciatori raccoglitori, che poi si specializzò nella coltivazione di mais e fagioli. Le loro città erano caratterizzate da complessi monumentali con centinaia di stanze scavati nei vicini canyon. Queste costruzioni come quella nel Chaco Canyon rimasero le più alte negli USA fino alla comparsa dei grattacieli. Sfruttando il suolo e utilizzando in maniera poco oculata le risorse idriche, gli Anasazi finirono per impoverire il terreno di aree che poi abbandonavano. Finché, nel 1117, una siccità segnò la fine della loro presenza in quel territorio. Nella foto, incisioni rupestri sulla Newspaper Rock, nello Utah: appartengono a varie culture native americane, tra cui quella degli Anasazi.

Gli Olmechi. La prima civiltà del Mesoamerica, meno nota delle successive ma al loro fondamento, fiorì nelle basse colline del Messico centro-meridionale a partire dal 1400 a.C. Gli Olmechi sono conosciuti per le colossali rappresentazioni statuarie che rappresentano fedelmente dettagli anatomici umani: in particolare per questi “testoni”, forse una copia extralarge delle teste dei partecipanti al noto Gioco della Palla, inventato proprio da questa popolazione. Si pensa che una serie di eruzioni vulcaniche e terremoti causò danni irreversibili all’agricoltura dell’area, determinando la loro scomparsa.

Il Regno di Axum. Questo vasto e ricco territorio che comprendeva buona parte dell’Africa centro orientale e della Penisola Araba fiorì tra il IV e il I secolo a.C., e fu un autorevole partner commerciale dell’Impero Romano e dell’antica India. Fu il primo grande regno a convertirsi al cristianesimo e a inserire il simbolo della croce sulle proprie monete. Furono poi l’isolamento economico e l’invasione di popoli nemici – anche per culto – che determinarono, attorno al 950 d.C., il declino di questa civiltà (nella foto, uno degli obelischi di Axum rimasti fino a noi).

La cultura di Cucuteni-Trypillian. Da molti definita la prima cultura urbana d’Europa, questa popolazione del Neolitico cresciuta tra il 5500 e il 2750 d.C., costruì tra le attuali Romania, Moldavia e Ucraina le città più grandi dell’epoca, con 10 mila – 15 mila abitanti. Villaggi che puntualmente, ogni 60-80 anni, venivano bruciati e abbandonati, per costruirne di nuovi sulle loro ceneri. Si pensa che questa popolazione dedita all’agricoltura e all’allevamento, nonché alla produzione di ceramiche, venne infine assimilata ad altre civiltà: le città più tarde appaiono infatti, per la prima volta, fortificate.

I Nabatei. Il popolo di commercianti che ci ha lasciato Petra (nella foto), originario della Penisola Arabica, migrò nella Giordania meridionale a partire dal VI secolo a.C. Da nomade divenne sedentario e fu conquistato dai Romani: nel 106 d.C. l’imperatore Traiano ridusse il loro territorio a provincia. Dal IV secolo d.C. gli ultimi, sparuti gruppetti di Nabatei rimasti, dopo secoli di dominazione straniera, passarono dalla scrittura aramaica a quella greca e si convertirono al cristianesimo. Dal VII secolo furono invasi da popolazioni arabe.

La civiltà di Rapa Nui. Quando l’Isola di Pasqua, nel Pacifico, fu colonizzata da navigatori polinesiani attorno al 400 d.C., era una lussureggiante terra tropicale. Si dice che al loro arrivo, nel 1722, gli europei trovarono invece una distesa di erbe basse, completamente disboscata per fare legna da ardere, con abitanti ridotti allo stremo per l’impossibilità di pescare (non c’era legna per le canoe) e l’estinzione della fauna edibile. Recenti scoperte archeologiche hanno messo in dubbio questa teoria: gli abitanti di Rapa Nui sapevano sfruttare la terra per ricavarne frutti e avevano una dieta in buona parte a base di pesce. Anche l’ipotesi di un popolo decimato dalla guerra civile non trova riscontri.

La cultura Clovis Di questa popolazione a lungo (ma non più) considerata dei primi abitanti del Nord America, si trovano tracce che risalgono a 13.500 anni fa: in particolare, si sono rinvenute punte di freccia ricavate dalla roccia, che i Clovis utilizzavano per cacciare, occasionalmente, anche mammut. Se di fatto scomparvero perché cacciarono tutte le loro riserve di cibo, o se invece non si scomparvero affatto, ma si mischiarono ad altre popolazioni, non è ancora stato chiarito.

I Cahokiani. Prima che gli Europei mettessero piede in Nord America, una popolazione di nativi americani sviluppò nell’Illinois una città circondata da centinaia di piramidi di terra e con un enorme spiazzo al centro, abitata da circa 40 mila persone. L’insediamento di Cahokia, iniziato attorno al 650 d.C. fu abitato fino al 1400 circa: dei suoi occupanti – artisti e agricoltori, che deviarono persino un ramo del fiume Mississippi per irrigare i campi – si sa che praticavano il sacrificio umano (forse di giovani donne vergini) e che non lasciarono testimonianze scritte. Dovettero soccombere a causa di epidemie e carestie, e si pensa iniziarono a migrare, attorno al 1200, in cerca di pianure più fertili e verdi.

 

 



Fonte: Focus

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