In Antartide è stata ritrovata una tortina vecchia di 106 anni e ancora commestibile. Ma quali sono quegli alimenti che sanno difendersi meglio dallo scorrere del tempo?

SALE. Da millenni è usato per conservare gli alimenti. Il meccanismo è semplice: Il sale assorbe l’acqua, rendendo il cibo poco appetibile ai batteri che potrebbero rovinarlo. Senz’acqua infatti i batteri non possono moltiplicarsi. Va da sé che il sale non ha data di scadenza.

CIOCCOLATO FONDENTE. Può conservarsi in buono stato anche per più di 2 anni, molto più del cioccolato al latte. E la sostanza bianca, simile a una muffa, che lo ricopre dopo un po’ di tempo non fa male? La risposta è no. Le tavolette di cioccolato devono le loro qualità al temperaggio, la lavorazione che permette di formare cristalli di burro di cacao strutturati in modo da favorire la croccantezza al morso e lo scioglimento solo una volta in bocca. Già sopra i 20°C, alcuni cristalli possono modificarsi e ricristallizzarsi formando una patina biancastra in superficie: non significa che il cioccolato sia immangiabile, ma gusto e consistenza non sono più gli stessi, a meno di non ripetere il temperaggio. Perciò, conservate sempre il vostro cioccolato a meno di 20°C.

ZUCCHERO. Come il sale, assorbe l’acqua dagli alimenti in cui si trova. E pertanto viene usato per la conservazione del cibo, come per esempio le marmellate. A volte viene utilizzato persino in coppia col sale, come nella specialità nordica chiamata Gravlax.

LEGUMI E SEMI ESSICCATI. Il segreto della loro durevolezza è l’assenza d’acqua che li rende inattaccabili da batteri e muffe. Inoltre, l’assenza d’acqua ferma gli enzimi che aprirebbero il seme. Se ben sigillati possono essere un’ottima fonte di proteine anche anni dopo il raccolto.

MIELE. È senza dubbio uno degli alimenti più incredibili in natura e tra le sue numerose proprietà c’è anche la resistenza al tempo. Il miele contenuto nella tomba di un faraone è stato ritrovato dopo 3.300 anni ed era ancora commestibile.
Il miele che mangiamo abitualmente ha però una data di scadenza (obbligatoria per legge). La sua efficacissima resistenza al tempo è dovuta alla bassa presenza di acqua e all’alto contenuto di zuccheri che lo rendono praticamente immune all’attacco dei batteri.

ACETO. Può essere considerato come vino o sidro andato a male, e forse per questo è come se non avesse una data di scadenza. La sua lunga conservazione è dovuta ai batteri del genere Acetobacter che ossidano l’etanolo delle bevande alcoliche e che impediscono ad altri batteri di colonizzarlo. Con il passare degli anni nessun tipo di aceto diventa pericoloso per la salute: alcuni cambiano colore o sapore, ma l’aceto bianco rimane del tutto immutato.

RISO. Se conservato a bassa temperatura (circa 3 ℃) e in assenza di ossigeno, può durare fino a 30 anni. Il riso integrale, spesso considerato più sano, scade prima. La sua crusca fibrosa infatti contiene grassi insaturi, che possono rancidire. Quando il riso integrale odora di vernice, è meglio buttarlo via.

SALSA DI SOIA. Può durare più di tre anni, perché, come l’aceto, è già fermentato. Inoltre contiene molto sale.

 



Fonte: Focus

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