Parola di Alan Stern, l’uomo che con New Horizons ci ha portato sopra Plutone: se E.T. non ci ha ancora contattato, dice, è perché vive in oceani sotterranei nascosti dai ghiacci.

Forse E.T. non ci telefona perché incastrato sotto spessi strati di ghiaccio: un’ipotesi da ridere, se a formularla non fosse stato niente meno che Alan Stern, responsabile per la Nasa della missione New Horizons, l’uomo che ci ha fatto riscoprire Plutone.

In un recente meeting dell’American Astronomy Society Division for Planetary Sciences, Stern, che di mondi ghiacciati se ne intende, ha ipotizzato che la maggior parte delle forme di vita extraterrestre si trovi ben al di sotto della superficie di pianeti e satelliti, all’interno di oceani profondi e sotterranei, chiusi da una crosta ghiacciata.

OGNUNO NEL SUO GUSCIO. Potrebbe essere proprio il ghiaccio a ostacolare le comunicazioni, a impedire l’osservazione della volta celeste e far credere ai nostri “vicini di casa” che non valga la pena provare a contattarci: potremmo vivere a nostra volta al di sotto di una calotta di ghiaccio, e allora chi avvertirebbe un tentativo di chiamata?

DUE DATI DI FATTO. L’ipotesi che Stern propone a parziale soluzione del Paradosso di Fermi non si basa su evidenze concrete, ma è la prima a mettere in relazione l’abbondanza di mondi ghiacciati nel Sistema Solare aventi oceani subsuperficiali alla mancanza di segnali ricevuti finora dagli extraterrestri.

UNO STRATO DI TROPPO. Proprio questi mondi che spillano geyser da crepe nell’involucro di ghiaccio – come la luna di Giove Europa, o quella di Saturno Encelado – sembrerebbero i candidati ideali per ospitare vita aliena.

I camini idrotermali sul letto dei loro oceani sotterranei potrebbero alimentare ecosistemi ancora più ricchi di quelli del nostro pianeta “esposto”. Ma con una volta di ghiaccio a ricoprire i loro mondi, i “programmi spaziali” di queste civiltà potrebbero avere come unico obiettivo perforare la crosta in superficie, per vedere che cosa c’è sopra.



Fonte: Focus

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