Dalla Mesopotamia alla Londra del 700, dal Rinascimento all’America degli anni ’50: vivere nelle epoche d’oro non era poi così bello. Ecco perché.

IL RINASCIMENTO IN ITALIA. Nella serie tv i Borgia, trasmessa con grande successo in tutto il mondo, Tom Fontana ha raccontato la faccia più scandalosa e lussuriosa del Rinascimento italiano. Ma davvero era così bello vivere alla fine del 400? Licenze d’autore a parte, per le strade della Firenze del tempo la vita non era affatto così “glamorous” ed eccitante.
Le cronache raccontano di centinaia di mendicanti che si contorcevano in agonia per le strade, divorati dalla sifilide, malattia importata nel 1495 da alcuni soldati francesi: i sintomi erano terribili e diversamente da oggi non esistevano ospedali dove curarsi. Così chi prendeva “il male francese” era lasciato soffrire per strada. E ben presto la società rinascimentale entrò in uno stato di panico permanente sugli effetti grotteschi della fornicazione. Altro che lussuria (tra l’altro lo stesso Cesare Borgia contrasse la sifilide che gli deturpò il volto).

GLI ANNI ’50 NEGLI STATI UNITI. Sono considerati uno dei periodi più floridi della storia dell’umanità, simboleggiati dall’euforia del rock’n roll del film Grease. In quegli anni la rivoluzione dell’automobile e quella della tv contribuirono a dare agli Usa una crescita economica senza precedenti portando la disoccupazione al 3% (solo vent’anni prima, durante la Grande Depressione era superiore al 25%!). Inoltre fu il periodo dei grande scolarizzazione: ai giovani reduci della seconda guerra mondiale e della guerra di Corea fu permesso di andare al college a spese dello stato. Ma gli anni ’50 erano anche gli anni della segregazione razziale,. E se le donne erano costrette al ruolo di casalinghe, i gay venivano discriminati e arrestati, mentre chiunque avesse espresso dissenso politico rischiava l’etichetta di comunista, che poteva portarlo anche in carcere.

L’ETÀ DELL’ORO DEI VICHINGHI. Da Pathfinder al 13° guerriero, il cinema ce li ha mostrati come eroi impavidi e coraggiosi esploratori. E in parte i vichinghi lo erano. Ma la loro vita non fu solo epica: la scienza ci dice che la loro vera guerra non era contro i nemici, ma dovevano condurla contro… i parassiti intestinali: ascaridi, distomatosi e soprattutto i tricocefali.
Analizzando le feci di vichinghi risalenti al 1018, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che soprattutto questi ultimi gli avrebbero reso la vita insopportabile. Oltre a a spiacevoli forme di diarrea e altri disturbi intestinali, l’infezione avrebbe causato loro un ritardo nella crescita e dello sviluppo cognitivo. No, non era facile la vita al tempo di Thor.

IL MEDIOEVO IN INGHILTERRA. Dalla leggenda di Re Artù a quella (vera) di Braveheart, quando l’immaginario del medioevo incontra l’Inghilterra è subito mito. Ma com’era vivere nella Londra medievale? Gli storici ci dicono che quella che oggi è una delle città più affascinanti del mondo, era afflitta da un fetore insopportabile: non esistevano le fogne e le strade traboccavano di escrementi. Non solo: la gente abitualmente scaricava i resti alimentari all’aperto dove marcivano. In alcuni posti, questa miscela rendeva le strade impraticabili. E il Tamigi? Sulle rive del fiume che taglia in due Londra, i macellai gettavano i resti della carne: la situazione era così insostenibile che nel 1369, Re Eduardo III fu costretto a vietare la macellazione degli animali in città. E voi ci avreste vissuto in una città così?

NELL’800 SEMPRE IN INGHILTERRA. Nel 18esimo secolo l’Inghilterra cavalcò la rivoluzione industriale che avrebbe cambiato il mondo. Un periodo raccontato come prodigo di occasioni di arricchimento per i più intraprendenti. Ma il progresso era ancora lontano da venire: per la maggior parte delle persone, per esempio, l’igiene non era che una chimera. Si mangiava con le mani, ci si puliva sulla camicia e molti avevano l’abitudine di sputare a terra senza riguardo per i presenti. Anche nelle classi superiori la buona educazione lasciavano a desiderare: gli storici ci raccontano che gli uomini spesso tiravano fuori il vaso da notte e per usarlo senza scrupoli davanti agli ospiti. Mentre i rifiuti soffocavano le strade delle città. Per fortuna dalla metà dell’800 le cose iniziarono a cambiare…

L’ANTICA GRECIAQuando la mente corre all’antica Grecia e all’età di Pericle, ci soffermiamo sugli allegri simposi a base di chiacchiere (filosofiche) e vino. Un vino così buono da meritarsi persino un dio: Dioniso. E invece è pura leggenda: il nettare che inebriava le notti della democrazia Ateniese (e quelle di Sparta) era una vera… schifezza. Nonostante i poeti ne decantino le virtù, nessuno aveva ancora capito come conservarlo per lunghi periodi e i viticoltori le provavano tutte, fino ad aggiungere al vino resina o polvere di marmo, o quando andava bene sale e acqua di mare. Ma il più delle volte ci si limitava a lasciare che il vino ossidasse finché non si riempiva di batteri. Così il nettare degli dei tendeva a solidificare, diventando una sostanza simile al catrame.

IN MESOPOTAMIA, ALL’ALBA DELLA CIVILTÀ. Ai sumeri dobbiamo l’invenzione della scrittura e ai babilonesi il codice di Hammurabi, uno dei primi codici di leggi della storia. Ma a tanta vivacità culturale e sociale non è detto che corrisponderessero decenti condizioni di vita: la raccolta dell’immondizia, tanto per dire, era affidata a cani selvatici e maiali, che sotto gli ittiti erano ben accetti persino nel palazzo imperiale. E l’ampia diffusione di immondizia significava anche ogni angolo della tipica città babilonese brulicava di ratti, pulci e altri parassiti portatori di malattie e responsabili di numerose pestilenze. L’eredità oscura di una grande civiltà.

 



Fonte: Focus

Commenti

commenti

Powered by Facebook Comments