Le 5 infauste sorti che potrebbero toccare ai futuri esploratori marziani, se non ci prepariamo adeguatamente alla colonizzazione del Pianeta Rosso.

Molti terrestri sognano di poter ammirare dal vivo, un giorno, un tramonto come questo, fotografato su Marte dal rover Curiosity. Il Pianeta Rosso è ormai sulla lista delle prossime tappe spaziali di Nasa e privati. Ma se molto si sta investendo sulla tecnologia che dovrebbe condurci fino a lì, le soluzioni per sopravvivere su di esso sono ancora lontane dall’essere pronte. Atmosfera rarefatta, radiazioni solari e temperature proibitive renderebbero la sopravvivenza sul pianeta una sfida (quasi) impossibile. Ecco allora quali sarebbero le fini più infauste che potrebbero toccare ai futuri coloni marziani, se non ci prepareremo come si deve. Su Marte potremmo morire…

PER UNO SCHIANTO. Poniamo il caso che un equipaggio umano riesca a superare indenne, o quasi, i sette o più mesi di viaggio che ci separano dal Pianeta Rosso. Rimarrebbe il problema dell’atterraggio. La tenue atmosfera marziana, 100 volte più sottile e rarefatta di quella terrestre, non offrirebbe attrito a sufficienza per rallentare la discesa di una navicella spaziale pesante. Persino l’atterraggio di Curiosity, grande come un’automobile, ha regalato emozioni da brividi: figuriamoci l’atterraggio delle 20-30 tonnellate necessarie a sostenere una prima base umana! Per ovviare al problema la Nasa sta testando il Low-Density Supersonic Decelerator (qui sopra), un paracadute gonfiabile per far atterrare carichi pesanti su Marte.

DI FREDDO. A dare il benvenuto su Marte dopo un atterraggio movimentato ci sarebbe un clima non proprio mite. Le temperature medie sul Pianeta, uno dei più “ospitali” del Sistema Solare, si aggirerebbero intorno ai -62 °C, ma molto dipende anche dalle stagioni, dall’ora del Sol (il giorno marziano) e dalle latitudini. Si può andare dai 20 °C a mezzogiorno, all’equatore, ai -153 °C delle regioni polari, in inverno. Nella foto, le calotte polari di acqua e anidride carbonica ghiacciate del Pianeta Rosso.

DI FAME. Trovato il modo di ripararsi dal freddo, bisognerebbe riuscire a riempirsi lo stomaco. Esaurite le poche provviste portate da Terra, e senza la possibilità di rifornimenti a breve termine, si dovrebbero allestire serre extraterrestri. Mars One, la compagnia olandese che progetta viaggi di sola andata sul Pianeta Rosso, prevede 50 m quadrati di serre per sostentare gli astronauti. Ma uno studio del MIT ha dimostrato che ne serverebbero almeno 200. Inoltre, l’acqua per irrigare le serre dovrebbe provenire dal riciclo dell’urina, che ha dato più volte problemi anche sulla ISS. E poi c’è un altro problema non indifferente…

MORIREMMO SOFFOCATI, O PER UN’ESPLOSIONE. Le piante marziane crescerebbero in ambienti chiusi e, se effettivamente la coltivazione funzionasse, produrrebbero grandi quantità di ossigeno. Un fatto non solamente positivo. Senza la possibilità di smaltirne una parte, l’ossigeno esaurirebbe le riserve di azoto, rendendo l’aria per l’equipaggio irrespirabile e aumentando il rischio di esplosioni spontanee. Nessuna delle tecnologie conosciute per separare l’ossigeno dagli altri gas respirabili è stata testata in ambiente marziano. Ma un dispositivo sviluppato dal MIT, il MOXIE (Mars Oxygen In situ resource utilization Experiment) promette di ricavare ossigeno e monossido di carbonio dall’anidride carbonica dell’atmosfera marziana. Lo strumento potrebbe essere testato sul prossimo rover marziano della Nasa, sul pianeta nel 2020. Se funzionasse, garantirebbe una fonte di ossigeno meno pericolosa.

POTREMMO NON ARRIVARE PROPRIO. Spesso si dice che il bello di muoversi sta nel viaggio stesso, ma questo potrebbe non valere per quello che ci porterà su Marte. Un recente studio condotto sui topi ha dimostrato gli effetti nefasti sul cervello prodotti dai raggi cosmici a cui sarebbero sottoposti gli astronauti una volta usciti dalla magnetosfera terrestre. Problemi di memoria, performance cognitive scadenti e cancro sono solo alcune delle conseguenze che l’equipaggio marziano dovrebbe affrontare. Ma, ormai l’abbiamo capito, si tratterebbe di un equipaggio estremamente motivato, pronto a questo e a ben altri problemi. Nel rendering il razzo SLS (Space Launch System) per le future missioni nello spazio profondo.



Fonte: Focus

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